Dilaga il ricatto d'autore

di Luddist - Succhiano quello che possono dal Web 2.0 e cercano di imitarlo per rimpolpare i loro fatturati. Poco importa se così impoveriscono le comunità online e tradiscono le aspettative della nuova socialità
di Luddist - Succhiano quello che possono dal Web 2.0 e cercano di imitarlo per rimpolpare i loro fatturati. Poco importa se così impoveriscono le comunità online e tradiscono le aspettative della nuova socialità

Ci è caduta anche la RAI . Peccato. Si allarga a dismisura, persino tra chi fornisce un servizio pubblico pagato con un canone obbligatorio, il fronte degli offenders , quelli che ritengono utile, giusto e legittimo sottrarre contenuti al Web 2.0.

Ha iniziato Viacom ma sono più o meno tutti sulla stessa barca i “grandi” dell’intrattenimento: grazie a YouTube hanno scoperto quanto possa essere duttile ed interessante il formato video per l’utenza Internet. Hanno appreso grazie al Web 2.0 le dinamiche e le potenzialità delle comunità online. E poi di questo insegnamento han fatto polpette, anzi diffide, con richiesta di danni alla stessa YouTube per i video pubblicati da molti dei suoi utenti. Di quelle potenzialità noi vediamo il fascino culturale, altri ci vedono il colore dei soldi.

Traduco: YouTube ha messo a disposizione della collettività Internet una piattaforma comoda, semplice, di facile accesso e soprattutto funzionale. Ciò ha spinto masse di utenti ad utilizzarla, a pubblicare cose che hanno colpito la loro immaginazione, creatività o sentimenti, a rispondersi l’un l’altro tramite video o via forum, a dar vita ad una nuova socialità imperniata sulle immagini e sull’entusiasmo del riconoscersi . Questo ha dato nuova conoscenza anche alle major, da sempre poco propense a sperimentare. Conoscenza che ora intendono sfruttare per alimentare il proprio business: quando Viacom pensa a un portale video dedicato a MTV con dinamiche di social networking trae insegnamento da YouTube, MySpace e via dicendo. E in cambio cosa offre? Una richiesta di danni miliardaria. Di fatto, intende costruire un altro pezzo del proprio impero sottraendo contenuti alla piattaforma a cui fanno riferimento decine di milioni di utenti.

Non so cosa sia il Web 2.0 e dubito che qualcuno lo sappia, ma in molti cerchiamo di capirlo. Di certo è una nuova modalità di relazione tra le persone e tra ciò che esprimono, con intersezioni che rimbalzano di portale in sito, di blog in mailing list, incrociandosi e ritrovandosi, mescolandosi, inquinandosi e camuffandosi. Se non si sa cosa è, basta frequentarlo per capire che chi vi partecipa nutre per tutto questo un entusiasmo notevolissimo, foriero di novità inaspettate e balzi creativi. A questo ambiente in rapida evoluzione, che prospetta un futuro di intelligenza distribuita che si fa collettiva attraverso il mescolamento della multiculturalità e che è globale e periferica grazie ad Internet, a questo, dicevo, vogliono applicare le normative sul diritto d’autore.

La satira di Guzzanti su RAITre Forti di leggi frutto di un’antica concezione della proprietà intellettuale, vogliono imporre cambiamenti ai punti di riferimento di questa nuova cultura , tentando di plasmarne lo sviluppo ed indirizzare l’interesse verso proprie altre iniziative. Ma lo fanno senza competere, senza offrire nulla di meglio, senza adottare l’approccio libero e aperto del Web 2.0, lo fanno sottraendo contenuti , non a YouTube, evidentemente, ma agli utenti che hanno scelto YouTube per pubblicare ciò che volevano condividere . Immaginano un altrove virtuale che possano gestire in proprio, senza delegare.

È un atteggiamento culturalmente offensivo, giustificato da una visione di business oppressiva e totalitaria, realizzato da industrie che devono la propria posizione sul mercato alle dinamiche dell’epoca pre-Web, un’epoca di cui sfruttano la perdurante seppur obsoleta architettura legislativa nella convinzione che se tolgo un video qui allora gli utenti per vederlo andranno lì, dove voglio io, magari sul mio portale adeguatamente bannerizzato . Anziché innovare e contribuire alla costruzione della conoscenza collettiva, si sfrutta quel poco che si è appreso da chi dentro questo ambiente si è calato e ci è cresciuto, per tirarci fuori dei denari e, non contenti, si chiedono danni e compensazioni proprio a chi ha saputo intraprendere nuove strade. Impoverendo tutti gli altri.

Luddist

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28 03 2007
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