EC-Eye è l'occhio bionico creato in laboratorio

Un team di ricercatori della Hong Kong University of Science and Technology ha creato un occhio artificiale in laboratorio: Electrochemical Eye.
Un team di ricercatori della Hong Kong University of Science and Technology ha creato un occhio artificiale in laboratorio: Electrochemical Eye.

Un’innovazione nell’ambito della ricerca medica e scientifica, ma soprattutto una speranza per chi soffre di problemi alla vista: nei laboratori della HKUST (Hong Kong University of Science and Technology) è stato messo a punto quello che non è fuori luogo definire un occhio bionico, un dispositivo che per conformazione e comportamento simula la natura e la funzione dell’organo umano.

Electrochemical Eye: l’occhio bionico

Battezzato Electrochemical Eye, al momento rimarrà confinato entro i confini dell’iniziativa sperimentale per lungo tempo, ma il concept (già accennato su queste pagine il mese scorso) è certamente degno di nota. La superficie ospita una serie di sensori in grado di catturare la luce in modo simile a quanto fa la retina, collegati a un gran numero di cavi contenenti un metallo in forma liquida a cui è delegato il compito di sostituire il nervo ottico. Al momento il tutto montato su una scheda dall’aspetto e dalle dimensioni simili a quelle presenti in un tradizionale computer.

La struttura dell'occhio bionico

La struttura di EC-Eye è complessa, come si può osservare dallo schema allegato qui sotto.

La struttura dell'occhio bionico

Di seguito un filmato che lo mostra in azione, con raffigurata nella parte destra dello schermo l’immagine acquisita. Come si può notare la definizione è tutt’altro che elevata e c’è un ritardo nel riconoscimento delle lettere dovuto all’elaborazione dei dati raccolti. Gap che saranno presto colmati secondo i responsabili del progetto, tanto da arrivare a dotare l’occhio bionico di una vista migliore rispetto a quella di una persona.

Altre iniziative simili messe in campo negli ultimi anni e segnalate anche su queste pagine sono quelle di Google, dell’Università di Tubinga e dalla società tedesca Retina Implant.

Fonte: HKUST
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