Ecomm/ Zivago chiude. Esperya: noi no

Il negozio elettronico dedicato ai libri viene posto in liquidazione. Ma un'altra società e-commerce del gruppo cresce rapidamente. Ne parla a Punto Informatico l'amministratore delegato di Esperya, Antonio Tombolini
Il negozio elettronico dedicato ai libri viene posto in liquidazione. Ma un'altra società e-commerce del gruppo cresce rapidamente. Ne parla a Punto Informatico l'amministratore delegato di Esperya, Antonio Tombolini

Roma – Ieri la conferma della notizia che ha scosso il mondo dell’e-commerce italiano: Zivago.com, megalibreria online voluta da Kataweb e Feltrinelli, chiude i battenti. Con un laconico annuncio sulla home page di Zivago, i due gruppi hanno comunicato al mondo la messa in liquidazione del negozione.

Il “terremoto”, che arriva a poche ore di distanza dalla chiusura del colosso americano dei giocattoli eToys, non sembra toccare però in alcun modo un’altra società Kataweb dedicata al commercio elettronico, Esperya.com . Azienda che ormai da tempo si è fatta largo tra i venditori di prodotti alimentari tipici italiani.

“Per noi nulla cambia – spiega a Punto Informatico Antonio Tombolini, amministratore delegato di Esperya – Seguiamo i nostri programmi e viaggiamo ad un ritmo di crescita nelle vendite in aumento del 300 per cento rispetto all’anno scorso”. “Un ritmo – sottolinea Tombolini – che ci porterà nel 2002 al raggiungimento del break-even point, ovvero ai primi utili”.

Ieri alcuni avevano sostenuto che il destino toccato a Zivago.com avrebbe presto riguardato anche Esperya, una delle esperienze di commercio elettronico italiane più “studiate” dagli esperti del settore. “Noi – continua Tombolini – continueremo a fare quello che stiamo facendo, facciamo bottega, i clienti aumentano. Ad oggi abbiamo 15mila clienti, affezionati in maniera commovente, fedeli anche senza alcuna operazione di fidelizzazione”. Tombolini sostiene che il destino di Esperya è diverso da quello di Zivago perché diverse sono le premesse. Zivago è una società partecipata al 50 per cento da due gruppi forti, Kataweb e Feltrinelli, un assetto “che ha probabilmente reso tutto più difficile nel momento delle decisioni”. Ma l’altra “diversità” su cui insiste Tombolini è il cosa e come “vendere” online.

“Vendere prodotti di largo consumo su Internet – spiega Tombolini – difficilmente porta molto in là perché è facile vendere ma i margini sono ridotti e dunque i profitti sono bassissimi. Chi vende così si trova a dover cercare anche altre fonti di reddito, come la pubblicità”.

“In rete – sottolinea l’amministratore delegato di Esperya, negozio iper-specializzato – o ti specializzi e riesci a diventare un punto di riferimento per i tuoi clienti oppure ti trovi in queste condizioni. Se dovessi vendere libri aprirei una libreria superspecializzata. Il mercato è ultracompetitivo e chi domani prenderà il posto di Zivago e non si specializzerà si troverà nelle stesse condizioni sfavorevoli”.

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28 02 2001
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