El Salvador teme il Bitcoin: la popolazione scende in piazza

El Salvador: non è tutto Bitcoin quel che luccica

El Salvador sta per abbracciare il Bitcoin come moneta di corso legale, ma la popolazione è terrorizzata dalle conseguenze e scende in piazza.
El Salvador sta per abbracciare il Bitcoin come moneta di corso legale, ma la popolazione è terrorizzata dalle conseguenze e scende in piazza.

A partire dal 7 settembre prossimo, El Salvador dovrebbe diventare la prima nazione al mondo a considerare il Bitcoin come moneta di corso legale. La coniugazione del verbo, tuttavia, deve mantenere aperti gli spazi per ogni inversione di rotta perché in queste ore tra le strade di San Salvador la situazione inizia a farsi tesa: la protesta dei cittadini, infatti, lascia emergere tutto il disaccordo della popolazione nei confronti della scelta del Presidente, Nayib Bukele.

No al lavado de Dinero Corrupto

Al grido di “No al lavado de Dinero Corrupto” (“no al riciclaggio di denaro sporco”), i cittadini hanno protestato contro quella che vedono come una rivoluzione pericolosa, il cui rischio è peraltro completamente riversato sulla cittadinanza. El Salvador insegue da tempo il mondo Bitcoin, trainata dall'entusiasmo della presidenza sul tema criptovalute, e questo ha trasformato il Paese in una sorta di vetrina internazionale per capire cosa potrebbe succedere se la moneta virtuale dovesse fare un passo decisivo per trasformarsi da asset di investimento a moneta corrente.

I cittadini sono giocoforza terrorizzati: saranno costretti ad utilizzare il wallet dedicato Chivo, dovranno accettare pagamenti digitali (in molti casi per la prima volta) in criptovalute ed ogni cittadino straniero che investa 3 Bitcoin nel Paese potrà ottenere la cittadinanza. Stiamo parlando di un Paese schiacciato tra Guatemala e Honduras nel quale, secondo quanto rilevato da The Guardian, il 70% dei cittadini non ha nemmeno un conto in banca: ciò ben esplica cosa significhi il sogno di una nazione basata sul Bitcoin e quali deriva possa determinare un approccio tanto dirompente e calato dall'alto.

Inevitabile, insomma, che la popolazione scenda in piazza. Nei giorni scorsi i primi manifestanti sono stati i veterani della guerra civile degli anni '80: “No al Bitcoin” campeggiva sui loro manifesti e sulle logore divise, indossate nell'occasione  non solo per esprimere forte disaccordo nei confronti di questa manovra, ma anche forte opposizione alla Presidenza. Il Bitcoin viene visto come la “moneta dei ricchi” e l'equivalente di 30 dollari di stimolo (in Bitcoin) che saranno concessi ai cittadini sono visti come l'estremo bacio del tradimento alla popolazione.

La bocciatura di Moody's

Se secondo i più ottimisti questa protesta faccia parte di un chiaro processo di accettazione, una sorta di elaborazione dell'innovazione in corso, secondo i più si tratta invece dell'estremo grido di allarme di una popolazione che rischia di essere travolta e di veder depredate le proprie risorse da una moneta in cui pochi credono. Da Moody's è arrivato l'ennesimo downgrade del rating di El Salvador (oggi a livello “Caa1”), mentre un paper del Johns Hopkins Institute certifica (pdf) come i costi della gestione del danaro aumenteranno creando problemi ulteriori rispetto a quelli che già soffre l'economia nazionale.

Un conto è investire nel Bitcoin in forma speculativa, lavorando sugli alti e bassi della criptovaluta ben consci dell'alto livello di rischi e opportunità che gravano su questo tipo di asset; un altro è trasformare il rischio in condizione standard, elevandone lo status a moneta corrente ed imponendo la cosa ad una intera nazione. Dal 7 settembre, salvo nuove decisioni, El Salvador dipenderà dagli alti e bassi del Bitcoin e per i popolo del “No al lavado de Dinero Corrupto” questo è un grosso problema.

Fonte: The Guardian
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01 09 2021
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