Elezioni USA, ancora accuse alla Russia

Continuano ad accumularsi i report che puntano il dito verso il Cremlino. Ci sarebbe stata la esplicita intenzione di condizionare il voto. Mosca smentisce tutto, scettico Trump

Roma – Ci sono nuove rivelazioni sull’ipotesi che il governo russo abbia influenzato le elezioni presidenziali statunitensi . È dalla fine di novembre, poco dopo l’esito delle elezioni, che si sospettano influenze indebite nel processo democratico statunitense : una tesi sostenuta persino dalla CIA e che ha spinto il presidente uscente Obama ad emettere un ordine esecutivo contro cyber criminali, probabilmente russi,  che avrebbero pesantemente condizionato l’esito delle votazioni favorendo il partito repubblicano con atti di sabotaggio ai danni dei democratici (come la pubblicazione di email riservate della candidata Clinton).

Russia ed elezioni USa

Sul caso sta provando a fare chiarezza la National Intelligence statunitense (ODNI), che venerdì scorso ha rilasciato un rapporto di 25 pagine dal titolo “Assessing Russian Activities and Intentions in Recent US Elections” ( Valutazione delle attività e dei moventi russi nell’ambito delle recenti elezioni statunitensi ). Ciò che emerge, e che trova il credito di CIA, NSA ed FBI, è che il presidente russo Vladimir Putin avrebbe ordinato direttamente alle agenzia di intelligence di raccogliere informazioni sul Comitato del Partito Democratico e altre organizzazioni a supporto nella corsa alle presidenziali, con l’intenzione di screditare la candidata Hillary Clinton.

Nel rapporto si legge: “Crediamo che il presidente russo Vladimir Putin abbia ordinato nel 2016 una campagna volta ad influenzare le elezioni presidenziali americane. Gli obiettivi della Russia sono stati minare la fiducia verso i democratici, denigrando la Clinton, e mettendo a repentaglio la sua eleggibilità ad una potenziale presidenza. Riteniamo inoltre che Putin e il governo russo abbia sostenuto una chiara preferenza per il presidente eletto Trump. Riponiamo una forte fiducia in questi giudizi”. Sempre secondo il rapporto, i programmi televisivi americani dei canali RT (testata russa) sarebbero stati “viziati” da forti giudizi negativi sulla politica democratica. Le trasmissioni di news avrebbero ospitato chiari messaggi volti ad affossare l’idea diffusa che per apportare cambi significativi fosse stato preferibile votare per i democratici. Le trasmissioni avrebbero “suggerito” che per sostenere cambi reali si sarebbero dovute compiere “azioni rivoluzionarie” (come votare per Trump).

Secondo gli analisti perfino i numerosi attacchi hacker contro Clinton sarebbero in realtà stati pilotati. Il rapporto parla dell’ipotesi che alcuni attivisti della Rete, rei di aver diffuso informazioni private, siano per la verità dei fake (come Guccifer 2.0 e DCLeaks). WikiLeaks , secondo il rapporto, si sarebbe macchiata di complicità nel diffondere false informazioni ereditate dall’intelligence russa (seppur Julian Assange, fondatore di WikiLeaks, abbia recentemente smentito che i documenti siano arrivati da fonti legate al Governo russo). I mezzi di comunicazione poi avrebbero ripreso informazioni e news false veicolate attraverso i social media, create a tavolino nel tentativo di supportare la propaganda di Trump.

Tra gli scettici spicca proprio Donald Trump. “Russia, Cina e altri paesi, altri gruppi e persone sono costantemente impegnate a tentare di penetrare nella cyber infrastruttura delle istituzioni, affari e organizzazioni del governo, incluso il Comitato Nazionale Democratico. (…) Non vi è stato alcun effetto sul risultato delle elezioni”.

Di diverso parere è però il capo della Sicurezza Nazionale, Jeh Johnson. Recentemente ha infatti confermato che i sistemi di elezione fanno parte delle infrastrutture nazionali considerate critiche : “le infrastrutture per il voto sono vitali per gli interessi della nazione  i cyber attacchi stanno diventando sempre più sofisticati e i cyber attori maligni, che spaziano tra stati, cyber criminali e attivisti, stanno diventano più sofisticati e pericolosi”. L’intelligence russa ha avuto accesso ai sistemi di voto di alcuni stati pur non influenzado il conteggio e alcuni hacker russi (non si sa se vicini al governo) hanno tentato un intrusione mirata in Arizona.

La replica del Cremlino non ha tardato ad arrivare. Il portavoce di Vladimir Putin, Dmitry Peskov, ha prontamente screditato gli accusatori: “Queste sono accuse infondate che non comprovano nulla. Sono mosse su un livello emotivo piuttosto dilettantesco. Non sappiamo ancora quali dati siano stati utilizzati da chi ha presentato le accuse”. Sono in molti poi a credere che lo scandalo dei Panama Papers (contenenti numerosi nomi russi) e quello delle vittorie russe ai giochi olimpici per effetto di doping, altro non siano che campagne messe in piedi per screditare la Russia. A questo punto sembra sia in corso una guerra tra servizi segreti che potrebbe inasprire i rapporti tra le due potenze. A meno che i due leader non mettano a tacere tutto.

Mirko Zago

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