Encyclopedia Britannica e la sua sussidiaria Merriam-Webster hanno presentato una denuncia contro OpenAI al tribunale federale di Manhattan. L’accusa è violazione di copyright e marchi registrati. L’azienda californiana avrebbe usato i contenuti dell’enciclopedia e del dizionario per addestrare i modelli di intelligenza artificiale generativa. La denuncia è simile ha quella presentata a metà settembre contro Perplexity.
Le risposte di ChatGPT sono rubate
Quella di Encyclopedia Britannica è solo l’ultima di un lungo elenco di denunce presentate da autori, editori e altri titolari dei diritti d’autore contro le aziende che sviluppano modelli AI. Le accuse sono quindi praticamente identiche in tutti i casi, così come le “scuse” usate come giustificazione.
Nella denuncia (PDF) è scritto che OpenAI ha violato il copyright utilizzando i contenuti dell’enciclopedia (quasi 100.000 articoli) e del dizionario Merriam-Webster per addestrare i suoi modelli GPT. Quando l’utente chiede informazioni a ChatGPT ottiene in risposta una riproduzione parziale o totale degli articoli, delle definizioni del dizionario e altri contenuti.
OpenAI avrebbe quindi cannibalizzato il traffico verso il sito dell’enciclopedia, in quanto gli utenti non vengono indirizzati verso la fonte dei contenuti, come avviene sui motori di ricerca. Encyclopeida Britannica accusa inoltre l’azienda californiana di violazione dei marchi registrati perché ChatGPT fornisce risposte sbagliate (allucinazioni) che vengono attribuite all’enciclopedia.
Viene pertanto chiesto un risarcimento danni, insieme ad un’ingiunzione permanente per impedire l’uso dei contenuti da parte di OpenAI. Un portavoce dell’azienda californiana ha dichiarato:
ChatGPT contribuisce a potenziare la creatività umana, a promuovere la scoperta scientifica e la ricerca medica e a consentire a centinaia di milioni di persone di migliorare la propria vita quotidiana. I nostri modelli favoriscono l’innovazione, sono addestrati su dati disponibili pubblicamente e si basano sul principio del fair use.
Il fair use è la “scusa” scelta da tutte le aziende AI per giustificare l’uso di contenuti protetti dal copyright. In base alla legge statunitense è possibile un uso educativo, non commerciale e trasformativo. Sarà il giudice a stabilire se OpenAI ha rispettato il fair use, a meno che non venga sottoscritto un accordo extragiudiziale.