Europa, se il file sharing è una piaga

Analisti indipendenti prevedono un futuro grigio per l'industria creativa europea se i governi nazionali non interverranno per frenare il fenomeno della condivisione illegale
Analisti indipendenti prevedono un futuro grigio per l'industria creativa europea se i governi nazionali non interverranno per frenare il fenomeno della condivisione illegale

Entro cinque anni i danni economici all’industria creativa europea potranno ammontare a 240 miliardi di euro, con il sacrificio di oltre 1,2 milioni di operatori del settore. Lo prospetta uno studio indipendente condotto a livello continentale da TERA Consultant, che addossa alla pirateria digitale la responsabilità maggiore di questa curva negativa del mercato e incoraggia interventi decisi da parte delle autorità per mettere un freno al fenomeno.

Nel solo 2008, si legge nel documento , l’industria creativa britannica ha registrato 1,4 miliardi di euro di perdite : Brendan Barber, segretario generale del Trade Union Congress (TUC), ha commentato questa dati dichiarando che “se mai ce ne fosse stato bisogno, questa è la prova che il Digital Economy Bill è quantomai necessario”. Il testo legislativo, fortemente voluto dal ministro Mandelson, è stato approvato in settimana dalla camera dei Lord e a breve dovrebbe essere rivisto anche dalla camera dei Comuni.

Così come in Gran Bretagna anche in Francia una legge analoga approvata nel 2009 ha portato all’istituzione della HADOPI, l’ente governativo transalpino incaricato di individuare e punire chi scarica illegalmente file protetti da copyright. Nel resto d’Europa, Italia compresa, la pirateria in tutte le sue forme viene sempre più percepita come una piaga per l’economia.

Che si tratti di audiovisivi o software, non fa differenza per gli analisti di TERA, i quali sottolineano che un settore che, dando lavoro a 14 milioni di persone, contribuisce per il 7 per cento alla costituzione del PIL europeo (860 miliardi di euro) debba essere adeguatamente tutelato con apposite leggi.

A fronte di una crescita del 18 per cento entro il 2015 del traffico generato dalla condivisione di file, lo studio ipotizza che un’eventuale immobilismo da parte dei governi europei potrebbe causare un tracollo ancora più netto dell’industria creativa del Vecchio Continente. Uno degli interventi più importanti, a detta del segretario dell’associazione di lavoratori Uni-Mei William Maunier, è di carattere preventivo e ha come obiettivo i più giovani utenti Internet: “Spesso i giovani passano musica e film ai loro amici senza capire che stanno condividendo illegalmente un file coperto dai diritti d’autore – ha dichiarato Maunier – bisogna educarli”.

Giorgio Pontico

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18 03 2010
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