Facebook denunciata per gli attentati di Hamas

Cittadini USA denunciano il social network. A invocarlo era stato il ministro per la Pubblica Sicurezza d'Israele. L'accusa è di non oscurare la propaganda terroristica
Cittadini USA denunciano il social network. A invocarlo era stato il ministro per la Pubblica Sicurezza d'Israele. L'accusa è di non oscurare la propaganda terroristica

Facebook è stata denunciata per gli attacchi condotti da Hamas sul suolo israeliano. A depositare le denunce negli Stati Uniti sono cinque parenti (quattro con doppia cittadinanza israelo-statunitense, uno in visita da Israele) delle vittime di cinque attacchi terroristici: contestano al social network di aver “fornito supporto materiale e risorse ad Hamas”, in particolare permettendo che la sua piattaforma fosse utilizzata per il reclutamento e soprattutto per comunicare con i terroristi e coordinare gli attacchi .

Non si tratta per Facebook della prima denuncia del genere: sempre dagli Stati Uniti – lo scorso gennaio – il padre di una delle vittime degli attentati di Parigi l’ha chiamata a rispondere, insieme a Twitter e Google, per non essere intervenuta contro il reclutamento dell’ISIS attraverso le loro piattaforme. Nei giorni scorsi poi era stato proprio Gilad Erdan, ministro d’Israele per la Pubblica Sicurezza, a definire “un mostro” la creatura di Mark Zuckerberg e ad invocare la mobilitazione dei sostenitori dello Stato di Israele di tutto il mondo per denunciarla per “sabotaggio delle investigazioni della polizia locale”.

Erdan era intervenuto su una rete televisiva nazionale a seguito degli ultimi attacchi di Hamas, sottolineando come l’odio e le violenze siano state fomentate sui social network e che Facebook non sia intervenuto sufficientemente in tempo per rimuovere i post che incitavano alla violenza, anche perché “ci sono tanti ostacoli sulla strada della rimozione dei post e dei contenuti estremisti”. Nel frattempo il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu sta lavorando ad una proposta di legge per costringere i social media a rimuovere i contenuti individuati come “minacce” dalle autorità.

Facebook non si è lasciata attaccare senza reagire, e ha risposto indirettamente sottolineando di aver sempre collaborato con “le autorità e le organizzazioni locali di tutto il mondo, inclusa Israele, per assicurarci di offrire alle persone tutti gli strumenti necessari a rendere Facebook un luogo per essi sicuro, senza spazio per contenuti che promuovono violenza, minacce, istigazione al terrorismo o discorsi di odio”. Il tutto, naturalmente, rinviando al ruolo dei propri utenti e alle proprie linee guida, “delineate per aiutare le persone a capire cosa è permesso e cosa no su Facebook”.

D’altra parte i social network si trovano al momento a dover sostenere la pressione delle autorità locali, che da Parigi a Washington ne invocano la collaborazione nella lotta alla propaganda terroristica online: una pressione che li ha già spinti a sottoscrivere accordi e programmi di cooperazione.

Tuttavia nel suo discorso Erdan ha sottolineato che di 74 segnalazioni da parte di Israele di “post estremisti e incitanti all’odio”, Facebook ha provveduto alla rimozione di soli 24, contestando in diversi casi un problema di giurisdizione, legato in particolare alla situazione della Giudea e della Samaria, regioni dove Facebook non riconosce il controllo di Israele.

Negli Stati Uniti la denuncia dei cinque parenti è portata avanti dallo studio legale Darshan-Leitner, che chiede 1 miliardo di dollari di danni .

Claudio Tamburrino

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