Facebook, i messaggi privati che privati non sono

Il social network è stato accusato di essere troppo vago nel dichiarare come gestisce i dati legati ai messaggi privati. Usati per tarare l'advertising e per gonfiare il marketing

Roma – Facebook è stata chiamata ad affrontare la giustizia, accusata di aver “utilizzato i contenuti delle comunicazioni degli utenti”, compresi i messaggi privati, per “raccogliere dati da sfruttare economicamente condividendoli con parti terze tra cui inserzionisti, produttori”.

A depositare l’accusa che cerca lo status di class action sono stati due suoi utenti che contestano, in particolare, l’utilizzo dell’aggettivo “privato” in relazione al sistema di messaggistica privato di Facebook ed alcune pratiche che evidenzierebbero evidente ingerenze nelle comunicazioni private.

Il tutto parte da una ricerca condotta nel 2012 dal Wall Street Journal sulla privacy online: in quell’occasione il social network era stato accusato di vendere dati ai pubblicitari in modo tale da permettergli di disseminare pubblicità mirata.

Un’accusa molto simile ha già investito Google: il suo servizio di posta elettronico Gmail è sul banco degli imputati perché attraverso di esso Mountain View scandaglierebbe le email dei suoi utenti. Per il caso di Google, d’altronde, non sembra sufficiente esplicitare questo tipo di utilizzo attraverso le condizioni d’uso fatte accettare agli utenti, né spiegare che la lettura delle email degli utenti avviene in modo automatico (e non attraverso interfacce umane, ma algoritmiche) e forse neanche il fatto che ciò avviene per meglio smistare la posta, tra commerciale, privata e spam.

Allo stesso modo, secondo la nuova accusa, a Facebook non basterebbe esplicitare, attraverso la sua nuova policy in materia di privacy rinnovata da ultimo ad agosto , l’utilizzo che si fa dei dati, oltretutto perché sarebbe ingannevole nel definire “privati” i messaggi scambiati tra gli utenti sulla sua piattaforma.

In particolare, la denuncia accusa Facebook di analizzare i link inviati tramite messaggi privati e considerarli come un “mi piace” se corrispondono a contenuti condivisi anche pubblicamente sulla sua piattaforma: di fatto trasformando così automaticamente una comunicazione privata in una forma pubblica di approvazione .

Secondo l’accusa, per ottenere questo risultato e per raccogliere ulteriori informazioni dai messaggi privati, il social network utilizzerebbe una combinazione di software e controllo umano: per tutte queste ragioni si chiedono più di cento dollari per ogni giorno di violazione , oppure 10mila dollari per partecipante alla class action, più danni pari a un minimo di 5mila dollari.

Facebook ha risposto definendo le accuse “senza merito” e promettendo battaglia.

Claudio Tamburrino

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  • Eugenio Guastatori scrive:
    Quindi per far soldi ...
    Basta fare un servizio in competizione con Google e aspettare che facciano una offerta per distruggerlo.
    • nome e cognome scrive:
      Re: Quindi per far soldi ...
      - Scritto da: Eugenio Guastatori
      Basta fare un servizio in competizione con Google
      e aspettare che facciano una offerta per
      distruggerlo.Facile no?
    • qualcuno scrive:
      Re: Quindi per far soldi ...
      Non basta. Devi reclutare gli sviluppatori, fargli fare esperienza, fargli tante promesse del c.... per spingerli a lavorare 12 ore al giorno così ci fanno l'abitudine. Gli sviluppatori scarseggiano. Per quello si comprano queste aziende.Se non ha abbastanza sviluppatori da rivendergli devi almeno registrare qualche brevetto.
      • Eugenio Guastatori scrive:
        Re: Quindi per far soldi ...
        - Scritto da: qualcuno
        Non basta. Devi reclutare gli sviluppatori,
        fargli fare esperienza, fargli tante promesse del
        c.... per spingerli a lavorare 12 ore al giorno
        così ci fanno l'abitudine. Gli sviluppatori
        scarseggiano. Per quello si comprano queste
        aziende.
        Se non ha abbastanza sviluppatori da rivendergli
        devi almeno registrare qualche
        brevetto.Ma no dai, non dire che gli sviluppatori scarseggiano, ormai con le aziende che licenziano c'è una inflazione di ingegneri affamati che vengono via come il pane.Gli prometti seicento euro al mese in prova per due anni, in una azienda che sai già che dall'anno dopo non ci sarà più e loro ci credono.Piuttosto sono i XXXXXXXX che mancano, non nel senso che scarseggiano, anzi sono notevolmente aumentati, ma quelli veramente bravi che sanno prendere per il XXXX gli ingenieri suddetti pur avendo solo la terza media, ecco ... quelli sono difficili da trovare, ma poi te ne basta uno per essere vincente.
        • Ermegildo De Falchis scrive:
          Re: Quindi per far soldi ...
          - Scritto da: Eugenio Guastatori
          - Scritto da: qualcuno

          Non basta. Devi reclutare gli sviluppatori,

          fargli fare esperienza, fargli tante promesse
          del

          c.... per spingerli a lavorare 12 ore al giorno

          così ci fanno l'abitudine. Gli sviluppatori

          scarseggiano. Per quello si comprano queste

          aziende.

          Se non ha abbastanza sviluppatori da rivendergli

          devi almeno registrare qualche

          brevetto.

          Ma no dai, non dire che gli sviluppatori
          scarseggiano, ormai con le aziende che licenziano
          c'è una inflazione di ingegneri affamati che
          vengono via come il
          pane.Ha detto "sviluppatori", non "ingegneri". E' diverso.
  • Sg@bbio scrive:
    Mi ricorda Sparrow
    Quando google acquisti il team di sviluppo del client di posta Sparrow, uccidendo di fatto il programma, lasciano con le braghe di tele i vari utenti paganti, sopratutto quelli attirati dai forti sconti fatti prima della loro morte, creando non poca indignazione.
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