Gmail è postina o segretaria?

Google, accusata di intercettare a fini pubblicitari e antispam la corrispondenza dei suoi utenti e di chi comunica con loro, si difende segnalando che il suo è un ruolo da segretario. Come quello di pressoché tutti i servizi di posta elettronica
Google, accusata di intercettare a fini pubblicitari e antispam la corrispondenza dei suoi utenti e di chi comunica con loro, si difende segnalando che il suo è un ruolo da segretario. Come quello di pressoché tutti i servizi di posta elettronica

Gli utenti non potrebbero ragionevolmente aspettarsi che usando Gmail i messaggi scambiati restino privati, come non possano aspettarsi che un segretario non apra e smisti la posta tradizionale: affidarsi a terzi per un servizio di comunicazione significa necessariamente cedere sulla segretezza.

È questo il nocciolo di un documento depositato da Google in un tribunale californiano per difendere da una class action il proprio servizio di posta elettronica, nel mirino per la pratica di intercettare le comunicazioni in entrata e sottoporle ad analisi che consentono di scongiurare parte dello spam e di somministrare pubblicità contestuale.


C’è chi, nello scorrere il documento in una contingenza in cui l’opinione pubblica è particolarmente sensibile e indignata rispetto alle intrusioni di stato e mercato nelle comunicazioni elettroniche, ha gridato allo scandalo . Nello specifico, l’associazione a tutela dei consumatori Consumer Watchdog : “A Google hanno finalmente ammesso di non rispettare la privacy – ha sentenziato John M. Simpson, a capo della divisione dell’associazione che si occupa della tutela della riservatezza – le persone dovrebbero prenderli in parola: se tenete alla privacy della vostra corrispondenza email, non usate Gmail”.

È vero però che Google non ha mai negato di operare sulla corrispondenza che brulica nelle caselle dei suoi utenti: ci sono le condizioni d’uso a ricordarlo, ci sono le frequenti baruffe con la concorrenza, che costringono Mountain View a riepilogare il funzionamento del suo sistema di analisi, totalmente automatico, senza l’intervento di occhio umano.

Ma poiché queste dimostrazioni di trasparenza non sembrano bastare mai, nel documento depositato in tribunale, e solo parzialmente elaborato da Consumer Watchdog , Google tenta di spiegare la propria posizione con una analogia: “così come il mittente di una lettera indirizzata a un collega non deve sorprendersi se il segretario del destinatario apra la lettera, le persone che usano le email web-based oggi non possono sorprendersi se le loro comunicazioni vengono processate dal fornitore di servizi email del destinatario in fase di consegna”.

Consumer Watchdog osserva invece la realtà sotto una diversa luce: “Mandare una email è come affidare una lettera all’ufficio postale – traccia il paragone Simspon – Mi aspetto che l’ufficio postale consegni la lettera sulla base dell’indirizzo che è scritto sulla busta. Non mi aspetto che coloro che consegnano la posta aprano la mia lettera e la leggano”.

Gaia Bottà

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14 08 2013
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