Come è noto, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito a febbraio che i dazi introdotti da Trump all’inizio di aprile 2025 sono incostituzionali. Il governo ha iniziato quindi a rimborsare le somme versate dalle aziende (alcune hanno presentato denunce). Amazon non vuole invece rimborsare i clienti.
Ingiusto arricchimento per Amazon
La Corte Suprema ha stabilito che Trump non poteva applicare i dazi sulla base dell’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) del 1977, in quanto questo potere spetta esclusivamente al Congresso. La US Customs and Border Protection aveva confermato che dovrà rimborsare circa 166 miliardi di dollari, ma era prima necessario un aggiornamento del sistema informatico per gestire tutte le richieste di rimborso.
I dazi sulle importazioni sono stati ovviamente “girati” ai consumatori finali, quindi i prezzi dei prodotti sono aumentati. Da alcuni giorni sono iniziati i primi rimborsi alle aziende. I clienti non possono chiedere direttamente il rimborso al governo, ma la differenza di prezzo dovrebbe essere rimborsata dalle aziende, come hanno ad esempio promesso FedEx, UPS e DHL.
Un gruppo di consumatori ha presentato una denuncia contro Amazon (PDF), chiedendo al giudice di approvare lo status di class action e imporre la restituzione dei soldi pagati in più per coprire i dazi. Nella denuncia è scritto che Amazon non ha presentato una richiesta di rimborso al governo. Tale decisione non dipende ovviamente dall’assenza di basi legali. L’obiettivo dell’azienda di Seattle è ingraziarsi Trump.
Amazon ha pertanto violato il Consumer Protection Act dello Stato di Washington e ottenuto un ingiusto arricchimento, in quanto ha guadagnato milioni di dollari addebitando i dazi illegali ai consumatori. Al momento non è arrivata nessuna dichiarazione ufficiale dall’azienda.