Facebook, minori contro la pubblicità

Avviata una class action da due teenager di Los Angeles. Il sito in blu sfrutterebbe indebitamente le preferenze dei minorenni verso i messaggi pubblicitari. Dovrebbe richiedere il permesso dei genitori

Roma – La stragrande maggioranza degli utenti in blu dovrebbe ben conoscere il basilare funzionamento del pulsante like . Su Facebook è infatti possibile indicare la propria preferenza per un contenuto caricato dagli amici o per una pagina dedicata ad una determinata celebrità. Ma su Facebook è anche possibile esprimere il proprio favore verso un messaggio pubblicitario .

A due teenager della contea di Los Angeles questa usuale pratica del social network di Mark Zuckerberg non pare essere andata troppo giù . Una class action è infatti stata recentemente avviata presso una corte della metropoli californiana, basata sul presunto sfruttamento illecito di Facebook delle loro identità virtuali .

In sostanza, il sito in blu è stato accusato di vendere su larga scala le preferenze dei suoi utenti di minore età, dandole in pasto ad aziende ed inserzionisti . E non solo. Stando ai termini della class action, Facebook reindirizzerebbe verso la sua homepage tutti quegli utenti che abbiano cercato il nome di un minore attraverso un motore di ricerca.

L’azione legale ha dunque invocato la presunta violazione della stessa legge californiana, che obbligherebbe una società come Facebook a richiedere lo specifico consenso da parte dei genitori prima che un minore possa esprimere una preferenza verso una pubblicità.

Un portavoce del sito in blu ha tuttavia sottolineato come si tratti di accuse senza alcun fondamento, da combattere vigorosamente in aula. In particolare, Facebook non permetterebbe ad alcun utente minorenne di apparire pubblicamente su un qualsivoglia motore di ricerca.

Mauro Vecchio

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  • Gianni scrive:
    E' già cosi'
    E' completamente sbagliato il sottotitolo. E' già così, che i software medicali sono sottoposti agli stessi controlli dei dispositivi medici, cosi' anche in Europa e altre parti del mondo. Le FDA sta facendo una cernita per vedere quali App classificabili come dispositivo medico non hanno chiesto l'approvazione secondo le regole che già esistono. A mio avviso anche la UE si dovrebbe muovere a questo punto. Non è possibile, come richiamato nell'articolo, che esista un software che dalla voce ti dice la potenziale malattia senza una validazione clinico/scientifica.Certo a meno che non sia chiaro all'utente fniale che si tratti di passatempo che lasciano il tempo che trovano.
    • JosaFat scrive:
      Re: E' già cosi'
      E' vergognoso che ci sia gente che scriva paccottiglia di questo tipo spacciandola per esami clinici. E peggio ancora, che Apple che tanto si atteggia a censore per applicazioni che nulla hanno di sbagliato, dia il suo placet a queste robe.Poi ci sta che l'utente dovrebbe arrivarci da solo che un telefonino non può fare la diagnosi di una malattia... ma si sa che di utonti ne è pieno di mondo.
      • Funz scrive:
        Re: E' già cosi'
        - Scritto da: JosaFat
        E' vergognoso che ci sia gente che scriva
        paccottiglia di questo tipo spacciandola per
        esami clinici. E peggio ancora, che Apple che
        tanto si atteggia a censore per applicazioni che
        nulla hanno di sbagliato, dia il suo placet a
        queste
        robe.

        Poi ci sta che l'utente dovrebbe arrivarci da
        solo che un telefonino non può fare la diagnosi
        di una malattia... ma si sa che di utonti ne è
        pieno di
        mondo.Io lascerei tutto libero così com'è adesso.E' la selezione darwiniana: il macaco che si fa del male da solo usando certe app è meno probabile che possa tramandare ai posteri i propri geni della stupidità :pDovremmo ringraziarli, per l'evidente miglioramento genetico della specie che ci regalano :p
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