Facebook, utenti in pasto alla pubblicità?

Uno studio risalente allo scorso agosto ha rivelato come il sito in blu, con altri social network, abbia inviato automaticamente dati personali ad aziende come Google e Yahoo!. Ma c'è chi contesta: è una pratica assolutamente normale

Roma – C’era una volta un documento , reso per la prima volta pubblico nell’agosto dello scorso anno. Un’analisi piuttosto dettagliata, condotta negli Stati Uniti grazie alla collaborazione tra gli AT&T Labs e il Worcester Polytechnic Institute . Ma anche uno studio passato completamente inosservato, giunto solo di recente alla ribalta delle cronache. È stato infatti il Wall Street Journal a raccontarlo per primo, a svelarne alcuni dettagli che potrebbero aggravare la già delicata posizione di Facebook sull’altrettanto delicata questione della privacy. Il sito in blu si è così ritrovato tra le prime file di una nutrita schiera di servizi che avrebbero infranto una delle promesse più importanti a tutela della riservatezza di milioni di iscritti.

Facebook, MySpace, Hi5, Digg e Twitter sono quindi tra le principali piattaforme social ad aver inviato alcune informazioni personali degli utenti ad una serie di aziende specializzate in pubblicità . Tra cui Google DoubleClick e Yahoo! Right Media . Nel dettaglio , lo studio statunitense ha parlato di nomi utente o ID number , visualizzati – con l’intero profilo personale – al momento del click su uno spazio pubblicitario online.

Grazie dunque ad un particolare frammento di codice, le aziende pubblicitarie hanno potuto ottenere dai vari social network una miriade di informazioni personali riguardanti gli utenti, dalla loro occupazione al loro indirizzo . Ma si tratterebbe di dati non affatto utilizzati: interpellate dal WSJ , Google e Yahoo! hanno spiegato di non essere consapevoli fino a quel momento dell’invio automatico dei dati.

Nello studio a stelle e strisce è finita anche la piattaforma cinguettante, Twitter, nonostante l’assenza di messaggi pubblicitari sulle varie pagine relative ai vari profili. Ma pare che il sito in 140 caratteri abbia passato nomi e indirizzi alle aziende, al momento del click da parte degli utenti su alcuni link contenuti nelle pagine . Sempre contattati dal WSJ , sia Facebook che MySpace hanno mostrato tutta l’intenzione di intervenire sulla vicenda.

Un portavoce di Twitter ha tuttavia spiegato al WSJ che l’invio di un referring URL al click su un link o su un messaggio pubblicitario sia una normale pratica online. “È così che funzionano la Rete e i vari browser”, ha sottolineato. E infatti un articolo di ReadWriteWeb è partito all’attacco del quotidiano statunitense, spiegando quanto sia incredibile che l’invio di URL al passaggio su un banner venga definito una violazione della privacy .

Critiche simili sono piovute anche dalla redazione di TechCrunch , che ha allo stesso modo descritto questa pratica come una normale attività del web . L’articolo del WSJ è stato inoltre accusato di essere piuttosto scarno di dettagli tecnici, con il suo autore a difendersi: Facebook avrebbe passato non soltanto gli indirizzi, ma anche i nomi utente.

Pare infatti che il sito in blu abbia modificato il frammento di codice che inviava in automatico i dati al semplice tocco del mouse. “Passiamo l’ID utente della pagina, ma non certo quello della persona che clicca su un banner – ha spiegato un portavoce di Facebook – le nostre policy non permettono ai pubblicitari di raccogliere i dati dei nostri utenti senza il loro esplicito consenso”.

Mauro Vecchio

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  • Peretasno scrive:
    Titolo
    Ma... avete un titolista o ognuno se li fa da solo i suoi titoli?
  • francososo scrive:
    sciami di API
    BZZZZZ BZZZZ ......:D
  • ninjaverde scrive:
    Api
    ....Non è che sciamano api africane?Già perchè queste sono piuttosto pericolose.... :s
    • francososo scrive:
      Re: Api
      http://it.wikipedia.org/wiki/Application_programming_interfacedon't worry ! :-D
      • ninjaverde scrive:
        Re: Api
        - Scritto da: francososo
        http://it.wikipedia.org/wiki/Application_programmi
        don't worry ! :-DUna trollata per ridere ovviamente....(rotfl)(troll)...veramente se non si conosce la programmazione è la prima idea che viene in mente...
  • contrario scrive:
    google ti spia
    sciami di spie, altra mossa per monitorare siti web, traffico, acquisire informazioni, fare statistiche e tanti soldoni alla faccia del popolino.Basta con sto buonismo, ancora non avete capito che il gratis non esiste?Mi chiedo quanto tempo debba ancora passare prima che intervengano le autorità antitrust per fermare questo fenomeno.
    • angros scrive:
      Re: google ti spia

      Basta con sto buonismo, ancora non avete capito
      che il gratis non
      esiste?E credi che Apple o Microsoft (che non sono gratis) non raccolgano lo stesso i tuoi dati?Per avere software e servizi dalle grandi aziende, la scelta è: essere spiati, e basta, oppure essere comunque spiati, ma dover anche pagare.Cosa preferisci?
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