Bitcoin si conferma più resiliente di quanto molti esperti del settore abbiano sostenuto negli anni. Un nuovo studio eseguito dal team del Cambridge Centre for Alternative Finance, basato su dati raccolti tra il 2014 e il 2025, dimostra che il sistema alla base della criptovaluta riesce a reggere anche a shock infrastrutturali significativi.
Il riferimento è ai cavi sottomarini che costituiscono la spina dorsale di internet globale e che, in uno scenario complesso come quello odierno, potrebbero essere presi di mira nel corso di un conflitto militare.
Commissioni maker/taker:da 0% a 0.40% / da 0.05% a 0.60%
Deposito minimo:10€
Criptovalute disponibili:250+
Metodo di pagamento:Bonifico, Carte di credito/debito, Conto corrente
App mobile:✔️
Altri strumenti di investimento:❌
La criptovaluta risponde bene ai danni strutturali
L’analisi evidenzia che per compromettere seriamente la connettività della rete, e causare di conseguenza un malfunzionamento della criptovaluta, sarebbe necessario il fallimento simultaneo della maggior parte dei collegamenti internazionali. Negli scenari ipotetici affrontati dal gruppo di studiosi, la soglia critica si colloca tra il 72% e il 92% dei cavi fuori uso. Un livello estremamente elevato, che testimonia la robustezza del sistema e la sua capacità di subire interruzioni su larga scala senza compromettere il funzionamento complessivo.

Crediti: Cambridge Centre for Alternative Finance
Ancora più indicativi sono i dati empirici raccolti nella decade presa in esame. L’87% degli incidenti reali registrati finora ha avuto un impatto minimo sulla rete, inferiore al 5% dei nodi attivi. Anche eventi più gravi, come danneggiamenti multipli di cavi, hanno prodotto allo stato attuale effetti globali trascurabili.
Uno degli elementi chiave di questa resilienza è l’evoluzione stessa della rete, afferma lo studio. Negli ultimi anni si è assistito a una crescita significativa dell’utilizzo del protocollo Tor, oggi adottato da circa il 64% dei nodi, che garantisce anonimato e, allo stesso tempo, una maggiore robustezza operativa.
Contrariamente ai timori iniziali, il team ha dimostrato che Tor non indebolisce Bitcoin, ma ne rafforza la capacità di resistere a interruzioni e attacchi, grazie alla concentrazione dei relay (o nodi) in Paesi con infrastrutture altamente connesse.
Le maggiori criticità risiedono negli attacchi mirati
Alla luce di quanto affermato finora, va chiarito che Bitcoin non è invulnerabile. Gli attacchi mirati, ad esempio contro specifici cavi strategici o grandi provider di rete, risultano molto più efficaci rispetto ai guasti casuali. Tuttavia, anche in questi scenari, la struttura distribuita limita il rischio di un collasso totale, favorendo piuttosto un degrado graduale delle prestazioni.
Tirando le somme, è emerso che Bitcoin non rappresenta esclusivamente una tecnologia solida, ma un sistema capace di adattarsi. La sua resilienza deriva non solo dal modo in cui si snoda la criptovaluta, ma anche dal comportamento degli utenti che nel tempo hanno contribuito a rafforzarne l’infrastruttura.
In un contesto globale sempre più esposto a rischi geopolitici e tecnologici, questa capacità di resistere a guasti di grossa portata della rete Internet costituisce senza dubbio uno dei principali punti di forza del Bitcoin e ne garantisce la longevità.
