Floppy disk nello spazio, in orbita sulla ISS

Alexander Gerst‏, astronauta tedesco in orbita sulla ISS, ha trovato floppy disk abbandonati sulla Stazione Spaziale Internazionale.

Molti di noi ancora li conservano in qualche cassetto o sugli scaffali polverosi di un archivio: i floppy disk hanno segnato un’epoca e l’ennesimo omaggio a questo supporto ormai caduto nel dimenticatoio arriva da lassù, dove solo pochi hanno accesso. L’astronauta tedesco Alexander Gerst‏, proprio nei giorni in cui si celebrano i primi vent’anni di attività della Stazione Spaziale Internazionale, ne ha trovati alcuni a bordo.

Floppy disk sulla ISS

Chiusi in un raccoglitore sospeso a gravità zero, fanno sfoggio di tutta la loro bellezza in formato 3,5 pollici. Le etichette ne descrivono il contenuto, stipato in meno di 2 MB. Ci sono le utility di Norton per i sistemi operativi Windows 95 e Windows 98, software per le interfacce SCSI, qualche non meglio precisato documento relativo ai “Lab PCs” (con tutta probabilità i computer del laboratorio) e informazioni riguardanti due membri della crew ISS: William Shepherd e Sergei Krikalev, entrambi appartenenti alla prima missione Expedition 1 datata 2000. Segni di un passato che riemerge nell’epoca dei terabyte, quando l’evoluzione delle soluzioni per lo storage va di pari passo con quella delle infrastrutture cloud e della banda ultralarga.

I floppy trovati da Gerst‏ erano chiusi in uno scompartimento che con tutta probabilità non è stato aperto per molti, molti anni. Relitti di un tempo andato, che difficilmente rimpiangeremo, ma a cui dobbiamo in ogni caso guardare con rispetto per comprendere chi siamo, da dove veniamo e dove stiamo andando. Tra un paio di decenni qualcuno dalla ISS o da un veicolo spaziale su Marte ci invierà la fotografia di una pendrive o di un disco fisso e se fortunati saremo ancora qui a scriverne con un pizzico di nostalgia.

Quella che per le nuove generazioni è solo l’icona Salva, per chi ha qualche primavera in più alle spalle è lo spunto ideale per richiamare alla mente ricordi lontani, quando ancor prima delle chiavette USB, dei CD e dei DVD per installare un programma o copiare un documento non c’era altro modo se non inserire quel piccolo riquadro di plastica nel lettore, incrociare le dita e pregare di non veder comparire a schermo un errore di lettura. Altri tempi.

Fonte: Alexander Gerst‏ su Twitter

La tua email sarà utilizzata per comunicarti se qualcuno risponde al tuo commento e non sarà pubblicato. Dichiari di avere preso visione e di accettare quanto previsto dalla informativa privacy

Chiudi i commenti