Francia: i Torrent continuino a scorrere nel search

Respinta la richiesta dei discografici di veder bloccate tutte le ricerche che associavano i nomi dei musicisti al termine che definisce la tecnologia P2P
Respinta la richiesta dei discografici di veder bloccate tutte le ricerche che associavano i nomi dei musicisti al termine che definisce la tecnologia P2P

La Corte Suprema di Parigi ha stabilito che non può essere chiesto a Google e Bing di rimuovere dai propri risultati tutti quelli contenenti la parola “torrent” o associati ad una ricerca con essa.

Il gruppo SNEP ( Syndicat National de l’édition Phonographique ) che rappresenta le etichette discografiche francesi aveva chiesto a Alphabet e Microsoft di introdurre un filtro ad hoc , per impedire ai rispettivi motori di ricerca di produrre risultati per le ricerche contenenti la parola “torrent” associata al nome di tre artisti (Kendji Girac, Shy’m, and Christophe Willem) oppure relativa a siti web con “torrent” nel nome.

L’Articolo L336-2 della normativa nazionale sulla proprietà intellettuale permetterebbe ad un giudice di adottare tutte le misure appropriate per prevenire una violazione e, secondo i discografici, quando il nome di un loro artista è accostato su un search engine al termine “torrent” la maggior parte dei risultati offerti dalla query è costituita da violazioni di copyright: pertanto avrebbe senso bloccare direttamente tale ricerca.

Tuttavia, il protocollo BitTorrent è solo una soluzione tecnologica ed in quanto tale è neutra rispetto ai contenuti di cui permette la condivisione: pertanto la Corte francese ha stabilito che, dal momento che la richiesta non individuava siti web specifici ma “tutti i possibili siti cui sarebbe permesso l’accesso tramite la ricerca, indipendentemente dal contenuto identificato e senza alcuna identificazione del contenuto presumibilmente in infrazione”, la misura avrebbe de facto rappresentato una forma di sorveglianza e permesso di bloccare anche siti legittimi, come per esempio il sito di news Torrenfreak. Pertanto la misura di blocco preventivo senza individuazione dei siti in violazione non è “appropriata” ai fini dell’obiettivo perseguito.

A tale motivazione tecnica si aggiungono poi ragioni linguistiche: il termine “torrent” non identifica solo la tecnologia P2P, come detto di per sé neutrale, ma ha anche altri significati sia in inglese che in francese.

Claudio Tamburrino

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