Frequenze TV, beauty contest contestato

Assoprovider, Altroconsumo, Femi, e alcuni partiti intervengono per a favore dell'asta. I miliardi guadagnati sarebbero una panacea per i conti dello stato

Roma – Con la nuova manovra finanziaria torna a far discutere la decisione di affidare le nuove frequenze televisive in via gratuita. Mentre i contribuenti italiani si sentono chiamati a ulteriori sacrifici in nome di una crisi che minaccia di metter in ginocchio l’Europa e l’Italia, a qualcuno è sembrato uno schiaffo la rinuncia agli introiti di un’asta di un bene in possesso dello Stato, bene per cui si decide invece l’affido a privati sulla base di non meglio specificati requisiti tecnici e commerciali.

Se dal momento della prima decisione in materia si è passato dal Governo Berlusconi a quello tecnico guidato da Mario Monti, la questione sembra d’altronde rimanere del tutto partitica: ne è convinto in particolare Antonio Di Pietro, che ha insinuato che il Beauty Contest al posto dell’asta al rialzo per l’assegnazione dei multiplex digitali rappresenti una sorta di prezzo pagato a Berlusconi prima delle sue dimissioni .

Per il leader dell’Italia dei Valori “non ha senso non mettere a gara lo spettro tv, salvo che queste non siano il corrispettivo a Berlusconi per dimettersi e votare la fiducia”. Di Pietro parla di “corruzione politica”, così come aveva già fatto quando una serie di parlamentari sono passati alla maggioranza in occasione di votazioni sulla fiducia del Governo. Nel caso specifico ad essere corrotto sarebbe però l’ex capo del Governo Silvio Berlusconi, la cui azienda Mediaset è tra le interessate alle frequenze sul piatto. Anche la Lega, parte del precedente esecutivo, ha ora fatto attraverso il Parlamento richiesta di cancellazione del beauty contest.

Sulla stessa linea anche l’Associazione di operatori del settore media e delle telecomunicazioni ASSOPROVIDER, che ha depositato un esposto alla Procura regionale del Lazio della Corte dei Conti in cui parla di un possibile danno alle casse dello Stato derivante dall’assegnazione gratuita delle frequenze , che in caso di asta potrebbero fruttare una somma stimata intorno ai 2,4 miliardi di euro.

Concretamente si sono mossi anche Altroconsumo e la Federazione Media Digitali Indipendenti ( FEMI ): hanno scritto al neo Ministro per lo Sviluppo Economico, Corrado Passera, chiedendo al Governo di cambiare completamente rotta sulla procedura del beauty contest , annullandola e avviando un’asta pubblica. L’iniziativa congiunta può essere peraltro supportata firmando una petizione .

Presentando la manovra finanziaria, peraltro, Passera si era già visto chiedere della questione dei multiplex televisivi e aveva risposto spiegando genericamente che non tutte le questioni potevano essere trattate subito. A difesa del concorso di bellezza , invece, Franco Bernabé, presidente esecutivo di Telecom Italia, secondo cui un’eventuale asta in materia “andrebbe deserta”.

Claudio Tamburrino

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