Gates: Windows dà lavoro, Linux no

Dalla Malaysia il chairman di Microsoft ammonisce i governi e le imprese che scelgono il software open source avvertendoli che questo modello di sviluppo uccide il lavoro e frena lo sviluppo


Putrajaya (Malaysia) – Arrivano ancora una volta dall’Asia meridionale, tra i mercati più fertili per l’open source , gli ammonimenti di Bill Gates a quei governi che decidono di accantonare il software proprietario per abbracciare l’alternativa open.

Durante una recente visita in Malaysia, Gates ha ribadito alle autorità e agli imprenditori locali che il software open source non è la strada che possa portare alla creazione di nuovi posti di lavoro e allo sviluppo economico.

“Chi sviluppa software open source non crea né nuovo lavoro né proprietà intellettuali”, ha affermato il chairman di Microsoft ad una platea di circa 3.000 professionisti del settore. “Sviluppare codice aperto non può essere un’attività lavorativa a tempo pieno. Se volete regalare il vostro software dovrete lavorarci la notte”.

L’urgenza di Gates è quella di persuadere i governi dei paesi ad economia emergente, come quello malese, che Linux e il software open source non rappresentano una alternativa possibile alla pirateria semplicemente perché, a detta del re del software proprietario, al pari di quest’ultima finisce per danneggiare l’intera economia.

“L’open source è tipicamente incompatibile con un approccio capitalista al mercato. Non è l’open source ma Windows il software che ha aperto all’Asia nuove opportunità economiche, quali quelle legate ai computer e alla costruzione di chip”, ha proclamato Gates, che ha poi aggiunto come solo il software proprietario possa “far nascere nuovi posti di lavoro altamente retribuiti”.

Riproponendo poi uno dei suoi cavalli di battaglia, il ” seamless computing “, Gates ha affermato che “l’open source non può garantire la compatibilità con il passato né il tipo di integrazione che offre la nostra piattaforma”.

Le argomentazioni del fondatore di Microsoft riprendono quelle esposte di recente da Chris Sharp, director for platform strategy di Microsoft per l’area Asia-Pacifico, il quale ha affermato che investire nel software open source significa “buttare via denaro”.

Oltre all’open source, l’altro grande problema che deve affrontare Microsoft è la pirateria, un fenomeno che in paesi come la Malaysia, la Tailandia e la Cina assume proporzioni record. Proprio poche settimane fa Gates ha dichiarato che il primo nemico di Microsoft non è l’open source ma, per l’appunto, il software copiato. Per combattere il mercato nero, Microsoft sta collaborando con diversi governi locali per avviare campagne informative, approvare leggi più severe e offrire agevolazioni economiche.

“Quello che stiamo facendo capire a questi governi – ha detto Gates – è che se la gente non paga il software, lo stato deve rinunciare alla riscossione di una cospicua porzione di tasse”.

A tal proposito il boss di Microsoft si è augurato che il tasso di pirateria, a suo dire in calo un po ‘ in tutti i paesi asiatici, possa presto ridursi anche in Cina. “Dopo tutto – ha detto – è il secondo mercato al mondo di PC!”.

Fra le armi con cui Microsoft spera di contrastare la pirateria e il software open source c’è Windows XP Starter Edition , una versione del proprio sistema operativo desktop che, a fronte della mancanza di qualche funzionalità, verrà proposto ad un prezzo decisamente più appetibile. La versione “lite” di Windows XP sarà commercializzata a settembre in Malaysia e Tailandia al prezzo di 36 dollari a copia. Versioni alleggerite di Windows e Office si trovano già preinstallate su alcuni PC venduti in questi paesi.

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  • Anonimo scrive:
    Re: a qualcuno sembra vecchiume.....
    - Scritto da: sinadex
    a noi sembra ormai vecchiume, ma .....i vecchi pc del valore di pochi euro, COL BIOS IN SOLA LETTURA E CON DEL BUON LINUX, vanno benissimo per navigare nel web!
  • Anonimo scrive:
    Ma qualcuno controlla?
    Queste affermazioni propagandistiche qualcuno si preoccupera' di controllare che siano realizzate veramente?Il sospetto e' che questi rifiuti tecnologici vengano sepelliti in qualche paese dove il governo compiacente e corrotto se ne frega dell'inquinamento.
    • Anonimo scrive:
      Re: Ma qualcuno controlla?
      No..quali sotterrate...Nei paesi del terzo mondo ( tipo India, e che non mi si venga a dire che non è terzo mondo, non esiste solo Bangalore ), decine di persone squagliano letteralmente schede madri e componenti per poi ricavarci i metalli pesanti e rivenderli per guadagnare quei pochi centesimi di dollaro che gli servono per campare.Almeno fino a quando i fumi degli acidi non gli finiscono di devastare i polmoni...
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