La Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE) ha emesso una sentenza che avrà conseguenze molto costose per Google. L’azienda di Mountain View è responsabile per i video pubblicati su YouTube che promuovono giochi d’azzardo. Tutto nasce da una sanzione inflitta quattro anni fa dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM).
Google non è un mero hosting provider
AGCOM ha inflitto una sanzione di 750.000 euro a Google per la violazione dell’art. 9 del cosiddetto decreto dignità (decreto legge n. 87 del 12 luglio 2018, convertito dalla legge n. 96 del 9 agosto 2018). L’autorità ha inoltre ordinato di rimuovere 625 video da YouTube che promuovevano giochi d’azzardo (delibera 275/22/CONS).
Tali video erano stati pubblicati sul canale Spike dalla società TOP ADS che aveva un accordo di revenue sharing con Google, ovvero la ripartizione dei ricavi provenienti dalla pubblicità trasmessa prima di ogni video. Tale accordo prevedeva un controllo preliminare sul contenuto dei video e sul tema del canale.
Secondo AGCOM, l’azienda di Mountain View non ha adottato alcuna iniziativa per la rimozione dei contenuti illeciti massivamente diffusi sulla propria piattaforma da un soggetto terzo. In seguito al ricorso, il TAR del Lazio ha annullato la sanzione, in quanto Google è stato considerato un mero hosting provider. Non è pertanto responsabile dei video pubblicati dagli utenti su YouTube.
AGCOM ha presentato appello al Consiglio di Stato. I giudici hanno quindi chiesto l’intervento della Corte di Giustizia dell’Unione Europea in merito all’applicabilità della direttiva sul commercio elettronico (2000/31/CE) che prevede una deroga alla responsabilità qualora il provider non sia al corrente della natura illecita del contenuto.
La CGUE ha dato ragione all’autorità italiana. L’attività di hosting dei contenuti che promuovono giochi d’azzardo rientra nell’applicazione della direttiva sul commercio elettronico. Per beneficiare della deroga alla responsabilità, il provider deve agire solo in qualità di intermediario, ovvero svolgere solo attività tecnica, automatica e passiva, senza controllo dei contenuti pubblicati.
In questo caso però l’accordo commerciale sottoscritto con TOP ADS prevedeva il controllo dei video pubblicati sul canale Spike, pertanto Google non era un intermediario o provider passivo. La palla ritorna ora al Consiglio di Stato che deciderà se confermare la sanzione.