Gli europei in mano a database fuori controllo

Accade sempre più spesso: archivi di informazioni personali pensati con uno scopo finiscono per essere utilizzati per altri obiettivi. Se ne sono accorti anche i garanti europei della privacy. Frattini: viva Tor, va incoraggiato
Accade sempre più spesso: archivi di informazioni personali pensati con uno scopo finiscono per essere utilizzati per altri obiettivi. Se ne sono accorti anche i garanti europei della privacy. Frattini: viva Tor, va incoraggiato

Bruxelles – Il Garante europeo della protezione dei dati ha appena pubblicato il suo rapporto annuale sullo stato dei data center pubblici in seno all’Unione: gli archivi non solo crescono, ma divengono sempre più spesso strumento per obiettivi diversi rispetto al loro scopo originario , con conseguenze non sempre benigne per i cittadini “archiviati”.

Il report annuale, liberamente disponibile per la consultazione in formato PDF , analizza in 100 pagine la situazione fin qui rivelata dal Garante: l’organismo ha cominciato a raccogliere dati solo nel 2006, e pur tuttavia ha riscontrato il trend per cui “una volta che un database è stato creato, l’accesso al suddetto viene esteso ad un numero maggiore di autorità, per scopi altri rispetto a quelli per cui è stato avviato”.

“La possibilità di utilizzo illegittimo è un’altra importante ragione per cui questi database creano rischi particolari per le persone i cui dati vengono trattati”, continua poi il Garante. Le autorità hanno la tendenza a sfruttare qui e subito le nuove tecnologie informatiche, preoccupandosi solo in un secondo momento delle possibili conseguenze sulle libertà civili .

Una visione che si sposa con i rischi già indicati dal commissario tedesco per la protezione dei dati, circa le possibili conseguenze dell’istituzione della Single Euro Payments Area in merito all’ affaire SWIFT. Una prospettiva che, secondo il Garante europeo, dovrebbe indurre le amministrazioni nazionali e sopranazionali ad adottare “una cultura della protezione dei dati come parte del buon governo”.

Il commissario italiano In merito alle conseguenze che i database omnicomprensivi possono causare alla privacy dei cittadini interviene anche il commissario europeo per la giustizia Franco Frattini , che è anche vicepresidente della Commissione Europea. Frattini si esprime positivamente nei confronti delle Privacy enhancing technology (PET) , tecnologie di offuscamento come Tor, Freenet e simili di cui Punto Informatico ha pubblicato diversi approfondimenti a cura dell’esperto Marco Calamari.

Secondo il commissario, la riservatezza individuale è oggi messa sotto continuo assedio da parte della tecnologia che rende possibile “il furto di identità, la creazione di profili discriminatori, la sorveglianza continuativa o la frode”. Grazie alle PET, per le quali Frattini sta pensando ad un piano di promozione a livello europeo, gli utenti possono assicurarsi che “le violazioni delle regole sulla protezione dei dati e le violazioni dei diritti individuali non solo siano qualcosa di proibito… ma anche tecnicamente più difficili da perseguire”.

Alfonso Maruccia

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03 05 2007
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