Gli hacker vanno tutelati?

Lo pensano coloro che hanno messo in piedi un sito con l'esplicita missione di preservare dall'assalto dei media male informati il termine hacker e la cultura dell'hacking. Ecco di che si tratta


Roma – Quanto spesso le attività di cracking vengono confuse dai media con quelle di hacking? Quante volte efferate azioni di criminalità informatica vengono attribuite ad “hacker” anziché a “cracker”? Per cercare di ribaltare il perverso meccanismo lessicale che a loro parere sta minacciando l’hacking stesso, un gruppo italiano ha messo in piedi un sito dedicato.

Il Progetto HANC (acronimo di Hackers Are Not Crackers, o Hackers Are Not Criminals) si presenta come “una organizzazione non profit che ha come obiettivo la tutela del termine Hacker (e della relativa cultura) dai continui attacchi da parte dei media, che tendono a spacciarli per pirati informatici”.

Sfruttando la rete ed ogni altro mezzo consentito, HANC si propone esplicitamente di difendere quella che ritiene essere la migliore definizione per la figura dell’hacker:
Persona che si diverte ad esplorare i dettagli dei sistemi di programmazione e come espandere le loro capacità, a differenza di molti utenti che preferiscono imparare il minimo indispensabile, e a volte nemmeno quello, affidandosi a terzi al primo, banale, problema. L’Hacker è curioso, ama il sapere e la cultura, ama scoprire e conoscere, sempre cosciente del fatto di non sapere nulla.

Il sito si richiama ad un Manifesto – ispirato al Manifesto Hacker di The Mentor – nel quale si afferma che gli hacker sono “il motore del progresso (…) il loro crimine è la curiosità” e nonostante questo sono stati criminalizzati dai media, dipinti come “terroristi informatici, pirati virtuali”.

“HANC – si legge in una nota – cerca anche l’aiuto dei sostenitori del progetto. È possibile aiutare l’organizzazione semplicemente segnalando nell’apposita sezione del Forum ogni abuso del termine Hacker, diffuso con qualsiasi mezzo di comunicazione”.
Giornalisti avvisati.

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  • Anonimo scrive:
    Se ne accorgono ora 'sti qua...
    Lacrime di coccdrillo...
  • Anonimo scrive:
    armi di distruzioni di massa
    ultimamente gli americani stanno facendo una serie scnvlgente di "mea culpa" tipo quella che si sono resi conto che in irak non ci sono le armi, ......però intanto i furbetti bloccano lo sviluppo, fanno la guerra, prendono soldi... bho !
  • Anonimo scrive:
    Ma guarda un po'...
    Quando i guai hanno cominciato a toccare le corporation (Microsoft) si sono accorti che il sistema bloccava l'innovazione.Finché erano gli sviluppatori minori a essere minacciati dalle corporation la cosa non aveva importanza.
    • ryoga scrive:
      Re: Ma guarda un po'...
      non per aprire flames, ma il brevetto di Eolas, e' una bomba che puo' distruggere davvero qualsiasi browser.Inoltre, proprio ieri ho letto di un'altro brevetto "idiota" : L'installazione e l'aggiornamento di software via internet e' sotto brevetto. Speriamo che l'America si muova prima di dover trasferire tutte le sue menti e le sue fabbriche qui in Europa..... :D
      • Anonimo scrive:
        Re: Ma guarda un po'...

        sotto brevetto. Speriamo che l'America si
        muova prima di dover trasferire tutte le sue
        menti e le sue fabbriche qui in Europa.....
        :Dsarebbe meglio se trasferisse solo i capitali per pagare le nostre menti e le nostre fabbriche ;)
  • avvelenato scrive:
    X una volta siamo noi a fare da esempio
    questa notizia mi rende ottimista, e mi fa sperare che un giorno l'europa sarà una realtà unita e abbastanza potente da bilanciare e moderare l'operato usa, che dalla decadenza della 2° potenza mondiale ha paurosamente ampliato la sua egemonia mondiale avvelenato cittadino europeo.
  • Anonimo scrive:
    libertà
    perfino ford diceva che i brevetti sono inutili: "una tecnologia è utile solo se è per tutti"
    • Anonimo scrive:
      Re: libertà
      Uno dei peggiori esempi degli effetti negativi dei brevetti sull'innovazione è proprio il caso del brevetto Selden sull'automobile, depositato nel 1879 (prima che chiunque costruisse un'automobile funzionante) e concesso nel 1895 - dopo che l'industria era ormai avviata, ma prima che Selden costruisse un'auto funzionante. L'industria automobilistica del tempo aveva formato un cartello per il cross-licensing dei brevetti. Qualsiasi membro dell'associazione poteva usare un brevetto altrui dopo un anno dall'introduzione. L'unico costruttore che non aderì al cartello fu Henry Ford che non brevettò nulla, e comunque ignorava i brevetti di chiunque altro.Comunque il pubblico era alquanto preoccupato di potenziali problemi e Ford dovette vendere le sue auto con una clausola di indennizzo.Alla fine, i costruttori fecero causa a Ford, e la causa durò c.a. 4 anni, dopo di che l'opinione pubblica era chiaramente dalla parte di Ford. Ford vinse in appello e il brevetto fu dichiarato non validoIl risultato di questo atto di "pirateria" fu l'industria automobilistica più forte del mondo.http://inventors.about.com/library/weekly/aacarsseldona.htm
      • Anonimo scrive:
        Re: libertà
        -
        Il risultato di questo atto di "pirateria"
        fu l'industria automobilistica più forte del
        mondo.

        http://inventors.about.com/library/weekly/aachai detto bene, non rispettare i diritti di privativa brevettuale significa arricchirsi a spese degli altri.ed oggi che non ci sono più le nascende industrie, ma spesso dei colossi, la loro forza non sarebbe più controbilanciabile in alcuna maniera e nuove aziende, tra l'altro, non ne naascerebbero più.ha scritto bene chi ha detto che le grandi corporations si accorgono del problema solo ora perchè ci sono brevetti che si trovano a dover rispettare e quei brevetti non sono di loro proprieta'
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