Gli SSD sopravvivono a una caduta dal terzo piano

Quanto sono robusti i dischi a stato solido in confronto ai vecchi dispositivi basati su piatti, testine e registrazione magnetica delle informazioni? Samsung lo dimostra con un video che sta girando ovunque
Quanto sono robusti i dischi a stato solido in confronto ai vecchi dispositivi basati su piatti, testine e registrazione magnetica delle informazioni? Samsung lo dimostra con un video che sta girando ovunque

Accompagnando lo show-off con l’avvertimento “non provatelo a casa” , il senior marketing manager per le memorie flash di Samsung Steve Weinger dimostra l’affidabilità delle unità di storage basate su chip NAND flash prodotte dalla società, e lo fa gettandole dal terzo piano

Girato in un contesto low-fi probabilmente poco adatto all’advertising, il video dell’accaduto in broadcasting su SlashGear TV ha però l’indubbio pregio dell’evidenza e della dimostrazione del fatto che, anche dopo aver fragorosamente impattato al suolo, il drive SSD utilizzato può essere montato in un laptop qualsiasi e continuare a funzionare come se nulla fosse .

Facendo da sottofondo al video, la voce impastata di Weinger elogia naturalmente le superiori qualità dei drive a stato solido basati su chip di memoria, veloci, performanti, duraturi e, piuttosto ovviamente, resistenti anche agli urti peggiori.

Samsung rappresenta uno dei principali produttori mondiali di memorie, ma langue nel settore storage dietro giganti del calibro di Seagate e Western Digital (al primo e secondo posto nelle classifiche di vendita globali), e punta sugli SSD per conquistarsi una fetta del futuro delle memorie di massa , che da tempo appare facile terra di conquista delle NAND flash a discapito di una lenta ma inesorabile obsolescenza dei tradizionali drive a testina magnetica.

Eppure Samsung omette di trascurare alcuni particolari fondamentali nella sua “dimostrazione”, vale a dire il costo per Gigabyte ancora altissimo e alla portata di ben poche tasche che caratterizza le unità SSD, la difficoltà per i sistemi operativi attuali di gestire una componentistica così complessa al massimo delle sue capacità e l’estrema volatilità delle prestazioni dipendente dall’elettronica di controllo dell’unità.

Senza trascurare, ovviamente, l’altrettanto annosa questione dell’affidabilità, anzi della mera integrità funzionale del disco su un tempo relativamente lungo . Tanto più che la ricerca sui “vecchi” dischi a tecnologia magnetica non fa che avanzare e già Hitachi , la prima corporation a inaugurare l’era del “Terabyte”, promette di commercializzare dischi da 4 Terabyte entro 4 anni. Le presunte performance stellari, infine, pare siano tutto fuorché indubbie in scenari di utilizzo reali . Dubbi che forse non potranno essere fugati lanciando dischi SSD da altezze ancora maggiori, ci vorrà qualcosa di più.

Alfonso Maruccia

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30 09 2008
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