Gli zettabyte e l'universo dei dati

Nuova unità di misura per rendere al meglio le attuali dimensioni dell'ecosistema delle informazioni online. Quasi raggiunto uno zettabyte, l'equivalente dell'ormai obsoleto milione di petabyte

Roma – L’hanno messa così : immaginate che ogni uomo, donna e bambino del pianeta utilizzi Twitter per cento anni filati . Apparentemente un’esagerazione, ma probabilmente la maniera più efficace per descrivere le attuali dimensioni di quello che gli osservatori definiscono universo digitale.

Un più che sconfinato ecosistema di dati, trasportati dalle comunicazioni a mezzo elettronico. E alimentato dalla condivisione in continua ascesa di video, gallerie fotografiche, messaggi di posta elettronica. Per non dimenticare la massiva popolarità dei social network, dei piccoli e cinguettanti blog, dei dispositivi mobile .

Per rendere al meglio le giuste dimensioni del fenomeno, la società di ricerca IDC ha preferito abbandonare l’unità di misura finora nota come petabyte , ovvero mille terabyte . L’attuale universo digitale delle informazioni deve quindi trovare una nuova unità, identificata da IDC nel termine zettabyte . Ovvero un milione di petabyte .

La gigantesca atmosfera delle informazioni online è infatti cresciuta , precisamente del 62 per cento rispetto allo scorso anno . È giunta alla cifra di 800mila petabyte o – detto alla nuova maniera – di 0,8 zettabyte . Che, ancora in altri termini, equivale a tutta l’informazione contenibile in 75 miliardi di iPad.

Si tratta di numeri imponenti , che hanno sorpreso (ma non troppo) gli analisti di IDC. Nel 2007, l’intero universo digitale poteva essere racchiuso in poco più di 160mila petabyte . Una dimensione che continuerà a crescere nel 2010, raggiungendo probabilmente quota 1,2 zettabyte . Cifre alimentate certamente dai singoli utenti – responsabili del 70 per cento delle informazioni – ma consolidate successivamente dalle aziende del web, che hanno nell’archiviazione dei dati uno dei loro compiti primari.

Mauro Vecchio

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  • Anonimissim o scrive:
    Arrivano in ritardo....
    "Passando dal privato al pubblico, ad esempio, in caso di alluvioni o terremoti le immagini satellitari possono fornire un valido supporto (ad esempio alla Protezione Civile) per ricostruire a distanza la miglior strategia di intervento basandosi sulla effettiva situazione sul territorio. Oppure, a priori o a posteriori, per valutare i rischi e i punti critici da tenere sotto controllo (uno su tutti: il rischio idro-geologico)."Questo tipo di applicazione, sviluppata usando Google Maps, è attiva e funzionante già da qualche anno:http://webgis.irea.cnr.it
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