Google denunciato per frode sui click

Secondo Advanced Internet Technologies, società di hosting e housing, una parte consistente dei click contati da Google e fatti pagare agli inserzionisti sarebbe fasulla. Presto la class action
Secondo Advanced Internet Technologies, società di hosting e housing, una parte consistente dei click contati da Google e fatti pagare agli inserzionisti sarebbe fasulla. Presto la class action


Fayetteville (USA) – Il sistema “pay per click” utilizzato ampiamente nel settore pubblicitario online, finisce sotto accusa. Advanced Internet Technologies , società statunitense specializzata in servizi di hosting e housing, ha dichiarato che guiderà una class action nei confronti di Google per frode ( click fraud ) e violazione degli obblighi contrattuali inerenti al servizio pubblicitario Adwords.

AIT accusa Google di essere responsabile per le notevoli discrepanze fra il numero di click riscontrati dai propri sistemi proprietari di analisi del traffico e quello dichiarato dagli uffici di Mountain View: non è una questione di poco conto, ad ogni click corrisponde una spesa per l’inserzionista e ne va, dunque, degli investimenti pubblicitari da un lato, e degli incassi per Google dall’altro.

Secondo Alex Lekas, portavoce di AIT, negli ultimi 4/5 anni un unico IP avrebbe generato la maggiorparte del traffico pubblicitario. I tecnici suppongono che ci si trovi di fronte ad un sistema automatizzato che emula – o esegue – i click sui suoi banner e link sponsorizzati presenti sul motore di ricerca.

“Abbiamo perso circa 500 mila dollari per questa tecnica fraudolenta”, ha aggiunto Lekas. “Tutto questo è sbagliato. Siamo di fronte ad un reato e quindi va perseguito. Siamo certi di quello che è successo perché disponiamo della tecnologia sufficiente per monitorare la provenienza IP dei click”, ha dichiarato Clarence Briggs, presidente di AIT. Briggs, però, si è spinto oltre ponendo le basi per una campagna che possa permettere agli inserzionisti di disporre degli elenchi degli indirizzi IP correlati ai resoconti “pay-per-click”. “La mia domanda è semplice. Perché non dovremmo avere il diritto di controllare gli IP per i quali paghiamo?”, ha dichiarato Briggs.

Google non si è ancora espressa ufficialmente, ma è certo che in quel di Mountain View l’ufficio legale stia prendendo la questione seriamente. Dopo lo scandalo delle violazioni di trademark che hanno riguardato AdSense – risolte fino ad ora con accordi extra-giudiziali – e quello del “click fraud” denunciato nel luglio scorso da Click Defense , Google deve affrontare un problema strutturale e non più isolati incidenti di percorso.

Darren Kaplan, il legale di AIT, non ha voluto commentare i dettagli della denuncia, ma ha confermato che il numero dei partecipanti alla class action sarà deciso dalla U.S. District Court of California nel prossimo maggio – la data fissata per la prima udienza.

Gli inserzionisti normalmente pagano le tariffe concordate in base al sistema “pay-per-clik”, ma non vi è mai la sicurezza che il numero di accessi dichiarati dalla concessionaria pubblicitaria risponda a verità. Una società come AIT, ovviamente, ha tutti gli strumenti per monitorare la provenienza del traffico, ma altri tipi di imprese potrebbero non disporre di strumenti così affidabili. Si vedrà. Il tribunale come prima cosa dovrà decidere se dare alla denuncia di AIT lo status di class-action: in quel caso la questione per Google potrebbe farsi decisamente più pesante.

Dario d’Elia

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12 12 2005
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