Google Suggest favorisce la pirateria?

Su BigG piomba una nuova denuncia: il suo servizio in beta faciliterebbe il download della versione crackata di un celebre tool di monitoraggio delle reti informatiche. Google risponde: non cambieremo nulla
Su BigG piomba una nuova denuncia: il suo servizio in beta faciliterebbe il download della versione crackata di un celebre tool di monitoraggio delle reti informatiche. Google risponde: non cambieremo nulla

Mountain View (USA) – Uno degli ultimi prodotti di Google Labs , il servizio Google Suggest , ha scatenato l’ira di ServersCheck , software house che vende l’omonimo software per la gestione delle reti informatiche. Google Suggest, infatti, “completa” e “suggerisce” l’inserimento di chiavi di ricerca specifiche: l’utente digita il proprio parametro di ricerca all’interno di un box e l’applicativo fornisce un elenco di termini strettamente correlati.

ServersCheck, con sede in Belgio, ha recentemente scoperto che l’inserimento della chiave di ricerca “ServersCheck” indica anche la possibilità di ottenere copie abusive del software in questione. Non appena l’utente finisce di digitare “ServersCheck”, una lista che rimanda a crack e keygen diventa immediatamente visibile attraverso un menu pop-up, direttamente accessibile al di sotto del box di ricerca.

Stando ad un comunicato stampa redatto dall’azienda, il CEO Maarten Van Laere sostiene che “Google consiglia ricerche che danno accesso a siti web dov’è possibile scaricare versioni illegali del nostro software”. Per Van Laere “è veramente difficile rimanere competitivi nel mercato ICT globale, specialmente se aziende di grosso calibro come Google distruggono l’innovazione suggerendo il ricorso alla pirateria informatica”.

I portavoce di ServersCheck sono sicuri di uscire vincitori dalla battaglia legale , che si preannuncia piuttosto difficoltosa: Google ha già reso noto di non avere alcuna intenzione di cambiare i risultati offerti da Google Suggest, in quanto si basano sulla rilevanza numerica delle ricerche effettuate dagli utenti di tutto il globo.

L’azienda belga, che si è rivolta ad un tribunale locale, è intenzionata a far pagare un conto salatissimo a Google Benelux, il distaccamento locale della multinazionale californiana: “Il software Kazaa è stato condannato perché permetteva lo scambio di programmi illegali”, dicono i rappresentanti, “Google si spinge addirittura oltre: suggerisce d’infrangere la legge e favorisce l’uso di software pirata”.

Tommaso Lombardi

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21 05 2006
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