Google, un paradossale rinvio a giudizio

Il processo italiano a Google Video fa discutere, porta con sé rischi elevatissimi. La via per combattere comportamenti criminali non è mettere al rogo aggregatori e provider. I commenti di Andrea Rossetti e Paolo De Andreis

Roma – Era il 1996 quando sulle pagine di questo giornale scrivevo di una causa che stava travolgendo un provider statunitense in Germania: si parlava di immissione in rete di contenuti di pornografia infantile, e la tesi di un giudice tedesco, che fu lì lì per prevalere, era che il provider fosse responsabile dell’attività online dei propri utenti. Già allora mi sembrava fantascienza che si potesse chiedere ad un operatore Internet di assumersi l’onere di quanto combinavano online i propri abbonati, ma da quel momento in poi abbiamo documentato in Italia e nel resto del mondo il palesarsi di questa identica pretesa, centinaia di volte. La tentazione di rendere responsabile chi fornisce il mezzo anziché colpire esclusivamente chi ne abusa è infatti fortissima dinanzi alla gravità di certi fatti. Eppure è sbagliata e pericolosa. Potrebbe sembrare scontato a molti di coloro che abitano la rete ma, vista la moltiplicazione delle denunce, di scontato evidentemente non c’è nulla e non è quindi possibile liquidare la vicenda con una battuta.

Non è un caso se, nel leggere della decisione della Procura di Milano di iscrivere nel registro degli indagati alcuni dirigenti di Google, mi sia ricordato di quella faccenda in Germania, così antica ma così prossima: i rappresentanti legali di un operatore Internet , Google, sono stati accusati di corresponsabilità nella diffamazione e violazione della privacy ai danni di un ragazzo down. Come molti ricorderanno, tutto è nato dalla pubblicazione su Google Video quasi due anni fa di un video talmente abusivo da suscitare una fortissima emozione in tutto il Paese. Se ne uscì con una denuncia dell’associazione Vividown e una indagine: a due anni di distanza, il risultato è che sono indagati tutti i possibili responsabili di Google video dell’epoca.

Volendo sintetizzare con l’accetta come fa ad esempio Cnet potremmo dire che “Google deve affrontare accuse di rilievo penale perché sul sito italiano dell’azienda è stato postato il video di un ragazzo con la sindrome di Down finito nel mirino dei propri compagni di classe in una scuola di Torino”. Sintesi crudele, forse, ma la cronaca giudiziaria è davvero tutta qui.

Tra la pubblicazione del video su Google e la messa in stato d’accusa dei dirigenti statunitensi non esiste alcuna correlazione palese, almeno per per chi apprezza le comunità di video sharing. Ma siamo in Italia: una normativa obsoleta associata ad una giurisprudenza schizoide possono tutto, persino spingere sulla strada sbagliata. I magistrati hanno deciso che quei dirigenti Google vadano processati in quanto “hanno consentito la pubblicazione” di quel video; non è un caso che a supportare questa visione delle cose sia stata presa una sentenza del Tribunale di Napoli che risale a più di dieci anni fa, all’8 agosto del 1997, secondo cui “la rete Internet, quale sistema internazionale di interrelazione tra piccole e grandi reti telematiche, è equiparabile ad un organo di stampa” e, dunque, “il titolare di un nome di dominio Internet ha gli obblighi del proprietario di un organo di comunicazione” .

La difesa di Google non è bastata: affermare che l’azienda non acconsente a nulla ma semplicemente mette a disposizione uno strumento, ricordare che un controllo viene effettuato dalla community e sottolineare che non appena venuta a conoscenza del video Google lo ha rimosso sono tutte tesi che non hanno convinto la Procura.

Contro Google giocherà in fase dibattimentale anche la stranota legge sull’editoria, la 62 del 2001, perché, come scrisse il Tribunale di Milano nel 2002, “Alla luce della complessiva normativa in tema di pubblicazioni diffuse sulla rete Internet, risulta ormai acquisito all’ordinamento giuridico il principio della totale assimilazione della pubblicazione cartacea a quella diffusa in via elettronica, secondo quanto stabilito esplicitamente dall’articolo 1 della legge 62/2001” . Un articolo 1 contro cui, come ricorderà qualche lettore di questo giornale, su queste pagine tutti insieme si creò un gran baccano : modificato, quell’articolo 1 tende a rispuntare sempre più spesso nei tribunali della penisola.

Ma sono speculazioni: al di là delle tesi che porterà l’accusa al processo, qualora giungesse a sentenza una visione di questo tipo, e una corresponsabilità venisse accertata, le conseguenze per moltissime diverse attività Internet e non certo solo Google Video sarebbero pesantissime. Vorrebbe dire che in Italia, al contrario di quanto accade nel resto dell’Occidente, i contenuti generati dagli utenti non potrebbero più trovare spazio in grandi aggregatori online, significherebbe che questi verrebbero considerati alla stregua di veri e propri giornali, tenuti a selezionare tutto ciò che venisse pubblicato.

È vero però, come molti stanno dicendo in queste ore, che a togliere le castagne dal fuoco potrebbe giungere l’attuazione della celeberrima direttiva europea sul commercio elettronico 2000/31/CE, quella che esplicitamente rende gli internet service provider, alla cui stregua Google viene oggi parificato, irresponsabili per l’attività degli utenti, e responsabili esclusivamente qualora non agiscano dietro mandato dell’autorità giudiziaria o se, pur sapendo che un’attività illegale viene condotta, decidessero di non segnalare la cosa a chi di dovere. Chiunque abbia mai avuto a che fare con tribunali e procedimenti legali sa però che di certo non c’è mai nulla, anche dinanzi all’evidenza più palese.

Se le cose andranno come speriamo, e il processo a Google finirà in un nulla di fatto, il problema dei contenuti disseminati in rete rimane all’ordine del giorno per chi tenta di arginare la diffusione dei video di bullismo. Lo ricorda Franco Abruzzo , che evidenzia il disegno di legge già presentato dalla senatrice Maria Burani Procaccini (Forza Italia), che punta a vietare la diffusione su Internet di video di quel tipo. Con un divieto che vada questa volta a colpire chi quei video diffonde e non invece chi ha il merito di aver fornito un mezzo utilizzato lecitamente da milioni di utenti, che grazie a quel mezzo comunicano in modo del tutto nuovo, danno vita a nuove forme di socialità, selezionano talenti dando anche forma ad un nuovo immaginario.

È giunto senz’altro il momento che in ciascuna delle normative italiane che parlano di divieti di pubblicazione, e che si affannino a delimitare l’uso di Internet, sia integrato finalmente in modo esplicito il principio di irresponsabilità dei prestatori dei servizi. Bastano due righe semplici e pochissimo inchiostro per consentire agli abitanti della rete di vivere Internet con un po’ più di serenità.

Paolo De Andreis Roma – La conclusione delle indagini preliminari del caso Google-Vividown, già agli onori della cronaca all’apertura dell’inchiesta, nel novembre del 2006, porta all’attenzione questa volta dei media mainstream , e di quella piccola parte del grande pubblico che si interessa ai problemi connessi alla diffusione dell’uso delle ICT, la questione della regolamentazione dell’utilizzazione della rete. Per anni si è ritenuto che non fosse in nessun modo possibile regolamentare l’uso di Internet, che tutti potessero produrre e mettere online contenuti senza nessuna forma di controllo. I sostenitori di questa tesi, asserivano che la struttura stessa, diffusa e decentrata, della rete impedisse ogni forma di controllo e che anzi la diffusione delle tecnologie dell’informazione avrebbe inevitabilmente e globalmente diffuso l’idea e la pratica dei diritti universali dell’individuo. La smentita all’universalità di questa teoria si è avuta dalla Cina, in cui un governo fondamentalmente illiberale convive con la controllata diffusione di contenuti attraverso la rete; l’esempio cinese ha anzi dimostrato come un governo possa efficacemente e pervasivamente controllare il comportamento dei suoi cittadini, in una maniera impensabile prima dell’avvento dell’ICT.

D’altra parte, proprio il caso della Cina, mostra che ogni forma di filtraggio preventivo può trasformarsi in una inaccettabile forma di censura. Almeno nelle società occidentali, quindi, si contrappongono due diversi interessi, due diverse libertà individuali alle quali non credo nessuno sia disposto in linea di principio a rinunciare: la libertà di espressione ed il diritto al controllo sulla diffusione di informazioni su di noi.

Nei media tradizionali le due esigenze sono contemperate dall’attribuzione di responsabilità all’autore e all’editore del contenuto: se qualcuno in qualche modo pubblica in un media tradizionale qualcosa che io ritengo diffamatorio non solo io mi posso rivalere sull’autore, ma anche sull’editore. È questo principio semplicemente trasponibile all’enorme mole di UGC ( user generated content )?

Per quello che riguarda la responsabilità dell’autore, credo che nessuno metta in dubbio la possibilità di trasposizione, sia di principio sia di fatto: anche se l’utente medio percepisce l’uso di Internet come anonimizzante, e come anomino spesso si comporta, in realtà le tracce digitali che inevitabilmente si lasciano nell’uso della rete, permettono di risalire, se necessario, con ragionevole certezza all’autore di qualsiasi contenuto, anche il breve commento lasciato in un blog, lasciato in Internet. È quello che è avvenuto nel caso in esame: i quattro studenti autori del fatto, della sua ripresa e della sua diffusione sono stati individuati e sono ora affidati a un’associazione torinese che opera nel campo della disabilità (se a ottobre dimostreranno ai giudici di aver compreso la gravità di ciò che hanno fatto, si estinguerà il procedimento penale intentato nei loro confronti).

C’è un qualche genere di entità paragonabile all’editore in questo caso? La responsabilità che la legge, ed il buon senso, attribuiscono all’editore si fonda sull’idea che un editore possa conoscere tutto ciò che decide di pubblicare; è, quindi, la mera possibilità di conoscenza e non la conoscenza effettiva che rende giuridicamente e moralmente responsabile un editore. Ma nel caso di ISP che ospitano un numero di contributi umanamente inconoscibile si può ancora parlare di responsabilità? Ad un ISP si possono davvero attribuire una responsabilità o degli obblighi analoghi a quelli di un editore? O forse si può può dire che la cloud di Google, la nuovola composta dalle centinaia di migliaia di server sparsi per il mondo e connessi tra di coloro che sono Google, “conosca” tutto ciò che contiene nello stesso senso in cui un essere umano conosce ciò che ricorda?

I giudici di Milano che dovranno prendere una decisione hanno un compito, importante, che farebbe tremare i polsi a qualsiasi filosofo, perché la loro decisione presupporrà inevitabilmente una particolare concezione di rete, che potrebbe anche modificare, vista la particolare natura dell’ICT, lo sviluppo degli ISP in tutto il mondo occidentale.

Andrea Rossetti
Professore associato dell’Università di Milano Bicocca

La tua email sarà utilizzata per comunicarti se qualcuno risponde al tuo commento e non sarà pubblicato. Dichiari di avere preso visione e di accettare quanto previsto dalla informativa privacy

  • Sebastianut ti Gaetano scrive:
    drm
    ancora una volta le restrizioni per tutelare la cosiddetta "proprietà intellettuale" finiscono per impedire a chi ha regolarmente pagato di fruire della cosa acquistata, i veri pirati non vengono neppure scalfiti!Stesso discorso per il software che deve essere attivato dal venditore e che crea innumerevoli problemi (anche da denuncia penale - vedi truffe) sempre a chi ha acquistato regolarmente. Per i pirati vedi sopra.
  • ciko scrive:
    ma quanto mi fa piacere....
    come da oggetto...chi e' disposto a usare drm merita di ritrovarsi in queste situazioni...come acquista un'auto con il vincolo di utilizzare solo il carburante di chi te l'ha venduta, non ci si puo' lamentare una volta che quest'ultimo fallisce e tu devi riacquistare di nuovo l'auto...ma poi, dico io, li vendessero a prezzi "popolari" quantomeno... in questo modo si rinuncia ai propri diritti senza alcun motivo....1000 volte meglio il mulo...
    • ruppolo scrive:
      Re: ma quanto mi fa piacere....
      - Scritto da: ciko
      come da oggetto...

      chi e' disposto a usare drm merita di ritrovarsi
      in queste
      situazioni...Più che altro chi si è affidato a realtà di nicchia.
      come acquista un'auto con il vincolo di
      utilizzare solo il carburante di chi te l'ha
      venduta, non ci si puo' lamentare una volta che
      quest'ultimo fallisce e tu devi riacquistare di
      nuovo
      l'auto...Dipende sempre chi è il produttore.Oggi, di un qualunque articolo, se il produttore chiude la baracca il consumatore ne ha un danno.
      ma poi, dico io, li vendessero a prezzi
      "popolari" quantomeno... in questo modo si
      rinuncia ai propri diritti senza alcun
      motivo....99 centesimi per me è popolare.
      1000 volte meglio il mulo...Oh certo, finch'è non ti beccano. Poi avrai il tempo di meditare se, per la musica, valeva la pena.
      • Max539253 scrive:
        Re: ma quanto mi fa piacere....
        La fiera dell'ipocrisia..
        • ruppolo scrive:
          Re: ma quanto mi fa piacere....
          - Scritto da: Max539253
          La fiera dell'ipocrisia..Ipocriti saranno quelli che fanno largo uso di p2p per rubare musica e film. E riescono addirittura a giustificare, per questo utilizzo, la spesa di un personal computer.Che si vergognino.
          • Viker scrive:
            Re: ma quanto mi fa piacere....
            - Scritto da: ruppolo
            - Scritto da: Max539253

            La fiera dell'ipocrisia..
            Ipocriti saranno quelli che fanno largo uso di
            p2p per rubare musica e film. E riescono
            addirittura a giustificare, per questo utilizzo,
            la spesa di un personal
            computer.
            Che si vergognino.Rubare? Ma io l'equo compenso l'ho pagato!Non mi vergogno
          • ruppolo scrive:
            Re: ma quanto mi fa piacere....
            - Scritto da: Viker
            Rubare? Ma io l'equo compenso l'ho pagato!
            Non mi vergognoBravo, sei un ottimo esempio di italiano: il furbo.O, meglio, quello che crede di esserlo.
          • Laura D scrive:
            Re: ma quanto mi fa piacere....
            La videoteca non rende più, eh
      • CCC scrive:
        Re: ma quanto mi fa piacere....
        - Scritto da: ruppolo
        - Scritto da: ciko

        come da oggetto...



        chi e' disposto a usare drm merita di ritrovarsi

        in queste

        situazioni...
        Più che altro chi si è affidato a realtà di
        nicchia.MSN MIcrosoftYahoo! Musiccerto... sono realtà di nicchia...

        come acquista un'auto con il vincolo di

        utilizzare solo il carburante di chi te l'ha

        venduta, non ci si puo' lamentare una volta che

        quest'ultimo fallisce e tu devi riacquistare di

        nuovo

        l'auto...
        Dipende sempre chi è il produttore.
        Oggi, di un qualunque articolo, se il produttore
        chiude la baracca il consumatore ne ha un
        danno.non è veroil software libero ne è un esempio clamoroso

        ma poi, dico io, li vendessero a prezzi

        "popolari" quantomeno... in questo modo si

        rinuncia ai propri diritti senza alcun

        motivo....
        99 centesimi per me è popolare.per me è un furto

        1000 volte meglio il mulo...
        Oh certo, finch'è non ti beccano. Poi avrai il
        tempo di meditare se, per la musica, valeva la
        pena.non c'è solo la musica in rete...ci sono anche le pubblicazioni scientifiche, c'è taaaaanto software pure libero, ci sono libri, informazioni, commenti... ma tu tieniti ben stretti i tuoi DRMquanta ignoranza, quanta ottusità, quanto servilismo, quanta ipocrisia...
        • Izio scrive:
          Re: ma quanto mi fa piacere....
          - Scritto da: ruppolo

          ma tu tieniti ben stretti i tuoi DRM
          Certamente, sono gli unici che mi danno il
          diritto, incontestabile in sede civile e penale,
          di utilizzare lettori "mp3" e cd masterizzati
          quanti ne
          voglio.
          ...almeno finché non ti tirano giù i server, che guarda caso è il concetto portante dell'articolo.
          • ruppolo scrive:
            Re: ma quanto mi fa piacere....
            - Scritto da: Izio
            - Scritto da: ruppolo


            ma tu tieniti ben stretti i tuoi DRM

            Certamente, sono gli unici che mi danno il

            diritto, incontestabile in sede civile e penale,

            di utilizzare lettori "mp3" e cd masterizzati

            quanti ne

            voglio.



            ...almeno finché non ti tirano giù i server, che
            guarda caso è il concetto portante
            dell'articolo.Come resterei a piedi se non ci fosse più la benzina.Questo per dire che Apple vanta 31 anni di attività, un patrimonio solido, una presenza primaria nel mercato della musica online. Quindi, una garanzia.
        • pentolino scrive:
          Re: ma quanto mi fa piacere....
          - Scritto da: ruppolo

          ma tu tieniti ben stretti i tuoi DRM
          Certamente, sono gli unici che mi danno il
          diritto, incontestabile in sede civile e penale,
          di utilizzare lettori "mp3" e cd masterizzati
          quanti ne
          voglio.mai sentito parlare di magnatune (per esempio)? Ti vendono brani perfettamente legali senza alcuna limitazione di sorta, anche in formato lossless.Oltre al fatto che ti attacchi quando il fornitore chiude i battenti (come ha scritto Izio è proprio l' argomento di base dell' articolo)
          • MeX scrive:
            Re: ma quanto mi fa piacere....
            bhe nel caso di iTunes, i brani sull'iPod continuanto a essere riproducibili anche se la Apple fallisse e chiudesse i servers.
          • pentolino scrive:
            Re: ma quanto mi fa piacere....
            o finchè non muore l' ipod, o te lo rubano, etc. etc. Sicuramente meglio di altri DRM ma lungi dall' essere ideale.EDIT: ho scritto un inesattezza, per la precisione perchè i file siano infruibili ci vorrebbe che gli ipod non venissero più prodotti da apple, oppure semplicemente che la apple creasse un player incompatibile con fairplay-----------------------------------------------------------Modificato dall' autore il 28 luglio 2008 16.43-----------------------------------------------------------
          • FinalCut scrive:
            Re: ma quanto mi fa piacere....
            - Scritto da: MeX
            bhe nel caso di iTunes, i brani sull'iPod
            continuanto a essere riproducibili anche se la
            Apple fallisse e chiudesse i
            servers.Ma se nel frattempo cambi il Mac e non puoi autorizzarlo non ti copia più nulla con il DRM sull'iPod. Quindi saresti con la stesso problema.Io ho acquistato alcuni brani (50) con DRM su iTunes, ma da quando sono usciti quelli privi di DRM cerco di boicottarli del tutto ricorrendo al mulo se necessario.Da anni compro solo DRM Free e NON comprerei mai i film su iTunes a quei prezzi e con quelle limitazioni. Meglio un noleggio+rip.(linux)(apple)
          • ruppolo scrive:
            Re: ma quanto mi fa piacere....
            - Scritto da: pentolino
            - Scritto da: ruppolo


            ma tu tieniti ben stretti i tuoi DRM

            Certamente, sono gli unici che mi danno il

            diritto, incontestabile in sede civile e penale,

            di utilizzare lettori "mp3" e cd masterizzati

            quanti ne

            voglio.

            mai sentito parlare di magnatune (per esempio)?
            Ti vendono brani perfettamente legali senza
            alcuna limitazione di sorta, anche in formato
            lossless.
            Oltre al fatto che ti attacchi quando il
            fornitore chiude i battenti (come ha scritto Izio
            è proprio l' argomento di base dell'
            articolo)A me interessa un servizio, e offrire semplicemente brani non è un servizio.Come ho già risposto, l'errore è stato non affidarsi a chi ha basi solide in questo settore, ovvero Apple.
      • Homer S. scrive:
        Re: ma quanto mi fa piacere....

        Oggi, di un qualunque articolo, se il produttore
        chiude la baracca il consumatore ne ha un
        danno.Cioè, secondo te se io compro un frullatore, la Moulinex fallisce e il giorno dopo lui smette di funzionare è normale?
        • FinalCut scrive:
          Re: ma quanto mi fa piacere....
          - Scritto da: Homer S.

          Oggi, di un qualunque articolo, se il produttore

          chiude la baracca il consumatore ne ha un

          danno.

          Cioè, secondo te se io compro un frullatore, la
          Moulinex fallisce e il giorno dopo lui smette di
          funzionare è
          normale?Passato un anno (garanzia) la Moulinex se ne frega del tuo frullatore, già è tanto se lo hanno costruito "progettandolo" per lavorare molti anni, dato che la vita media di molti prodotti simili è scesa a 2/3 anni(linux)(apple)
        • ruppolo scrive:
          Re: ma quanto mi fa piacere....
          - Scritto da: Homer S.

          Oggi, di un qualunque articolo, se il produttore

          chiude la baracca il consumatore ne ha un

          danno.

          Cioè, secondo te se io compro un frullatore, la
          Moulinex fallisce e il giorno dopo lui smette di
          funzionare è
          normale?No, ma questo non succede nemmeno con il DRM Apple. I dispositivi autorizzati restano tali. iTunes non fa alcuna verifica se non avvengono cambiamenti importanti. L'utente ha pertanto tutto il tempo, anche mesi, per masterizzare la musica su CD.Un giorno però smetterà di funzionare, come il frullatore si romperà. E i pezzi di ricambio non ci saranno.Ma io verosimilmente non credo ad una Mulinex fallita, né ad una Apple fallita.Credo invece ad una Microsoft e ad una Yahoo che abbandonano il ramo musica, visto che non frutta. Seguiranno molti altri.Infine, forse dimentichi che una parte dei brani venduti da Apple non ha restrizioni. In compenso ha il DRM che garantisce a me utente i DIRITTI.
  • DRM scrive:
    DRM
    Musica con DRM = donna con cintura di castità
    • pentolino scrive:
      Re: DRM
      non ho capito che c' entra sta cosa...Ok che il DRM fa schifo, ma una donna è una donna anche con la cintura di castità...
      • zomg scrive:
        Re: DRM
        e una canzone con drm è sempre una canzone...chi ha orecchie per intendere intenda :D...è solo un discorso "lievemente" maschilista
  • emmeesse scrive:
    Non ho parole
    "Yahoo! ha inviato una mail informativa sulla faccenda a quanti usufruiscono del servizio, invitandoli tra le altre cose a masterizzare le tracce su CD per poi riconvertirle in un formato privo di restrizioni"Quindi Yahoo! ha spiegato come forzare un DRM?Paradossale, nevvero? :-)
    • ticTac scrive:
      Re: Non ho parole
      No no... è un consiglio che danno tutti gli operatori del genere...anche de agostini multimedia mi sa da lo stesso consiglio... non è forzare il DRM,perche' io con l'mp3 protetto pocco farci tranquillamente un cd per l'hi-fi di casa che non legge gli mp3. purtroppo come sempre chi ci va di mezzo è sempre l'utente retto e corretto... un po' come le attivazioni dei software, ci sono 10mila difficolta' mentre chi usa crack ha la vita super semplificata! non ci possiamo far nulla! :)
    • pentolino scrive:
      Re: Non ho parole
      più che altro è un consiglio del cavolo, è lo stesso che ti danno quelli di itunes.Peccato che nella doppia riconversione DRM -
      CD -
      MP3 (o flac,aac, quello che si vuole) ci sia una doppia perdita di qualità, quindi ti becchi le sfighe del codec originario + quelle del codec che usi, sempre che magari non entrino in circolo vizioso e si amplfichino a vicenda...
      • pippo scrive:
        Re: Non ho parole

        più che altro è un consiglio del cavolo, è lo
        stesso che ti danno quelli di
        itunes.
        Peccato che nella doppia riconversione DRM -
        CD
        -
        MP3 (o flac,aac, quello che si vuole) ci sia
        una doppia perdita di qualità, quindi ti becchi
        le sfighe del codec originario + quelle del codec
        che usi, sempre che magari non entrino in circolo
        vizioso e si amplfichino a
        vicenda...P.S. flac è LOSSLESS, la conversione è UNA ;)
        • pentolino scrive:
          Re: Non ho parole
          ok, però ne convieni che non ha molto senso prendere (per esempio) un mp3 da 128K, metterlo su CD e convertirlo in flac, dato che finiresti per avere un brano di qualità mp3 a 128K con l' occupazione di spazio di un flac...
          • pippo scrive:
            Re: Non ho parole

            ok, però ne convieni che non ha molto senso
            prendere (per esempio) un mp3 da 128K, metterlo
            su CD e convertirlo in flac, dato che finiresti
            per avere un brano di qualità mp3 a 128K con l'
            occupazione di spazio di un
            flac...Pienamente d'accordo, d'altronde se è l'unico modo...
          • pentolino scrive:
            Re: Non ho parole
            - Scritto da: pippo
            Pienamente d'accordo, d'altronde se è l'unico
            modo...se è l' unico modo direi che è l' ennesima dimostrazione che dal DRM proprietario bisogna cercare di stare alla larga.A scanso di equivoci parlo proprio di boicottaggio: no ad iTunes, parzialmente sì a iTunes plus (i file sono senza DRM ma pur sempre in formato non libero, per quanto ben supportato da molti player open), pienamente sì a Magnatune e simili.
          • pippo scrive:
            Re: Non ho parole


            Pienamente d'accordo, d'altronde se è l'unico

            modo...
            se è l' unico modo direi che è l' ennesima
            dimostrazione che dal DRM proprietario bisogna
            cercare di stare alla
            larga.
            A scanso di equivoci parlo proprio di
            boicottaggio: no ad iTunes, parzialmente sì a
            iTunes plus (i file sono senza DRM ma pur sempre
            in formato non libero, per quanto ben supportato
            da molti player open), pienamente sì a Magnatune
            e
            simili.D'accordo anche qui, sono un felice abbonato di emusic (love)
Chiudi i commenti