Great Firewall: ora la Cina blocca anche Bing

Anche il motore di ricerca Microsoft colpito da un blocco in Cina: Bing non risulta più accessibile dagli utenti del paese asiatico.

E fu così che la Cina spense anche l’ultimo motore di ricerca occidentale attivo nel paese, Bing. Il servizio risulta offline da ieri, inaccessibile da coloro che si trovano entro i confini del paese asiatico. Una misura attuata all’improvviso, senza alcun segnale ad anticiparla, con modalità differenti rispetto a quelle che nell’ormai lontano 2010 interessarono il concorrente Google: allora il blocco definitivo avvenne in seguito a diversi episodi preventivi.

Bing, il blocco in Cina

Una fonte del Financial Times afferma che China Unicom, uno dei più grandi operatori attivi nel territorio e controllato direttamente da Pechino, ha messo fuori uso la piattaforma di Microsoft dopo averne ricevuto ordine dal governo centrale: per Bing (cn.bing.com) l’accusa sarebbe quella di aver servito a chi naviga “contenuti illegali”.

I rapporti tra l’azienda statunitense e la Cina non sono sempre stati tesi, anzi, di recente la software house ha confezionato un’edizione del proprio sistema operativo pensata appositamente per soddisfare le esigenze del mercato locale e aperto un centro di ricerca e sviluppo a Shanghai. Windows è poi piuttosto diffuso nel paese, anche a livello istituzionale. Questa la dichiarazione attribuita a un portavoce del gruppo di Redmond.

Possiamo confermare che Bing risulta al momento inaccessibile in Cina e siamo impegnati nel determinare i nostri prossimi passi.

Stando ai numeri rilevati da StatCounter, Bing ha chiuso il dicembre 2018 con il 2,01% di market share nel paese, operando in un contesto che vede Baidu dominare su tutti i concorrenti, superando la soglia del 70%.

La versione del servizio attiva in Cina era stata sottoposta preventivamente a censura da Microsoft (un po’ come aveva intenzione di fare Google con Dragonfly), escludendo dalle SERP risultati non conformi alla volontà di Pechino su temi ritenuti delicati dal governo centrale come quelli riguardanti il Dalai Lama, gli eventi di piazza Tienanmen o il gruppo spirituale Falun Gong.

Cade anche Microsoft

Si assesta così un duro colpo all’attività dell’ultimo grande gruppo occidentale presente nel territorio cinese, dopo che il Great Firewall aveva calato la propria scure nel 2017 anche su WhatsApp, mentre Facebook, Twitter e Google sono offline ormai da parecchio tempo.

Al momento non è dato a sapere se il blocco che interessa Bing sia temporaneo oppure destinato a perdurare. In ogni caso, quanto sta accadendo non può che inasprire ancor di più le relazioni già tese tra gli Stati Uniti e la superpotenza orientale, messe a dura prova di recente da questioni politiche, diplomatiche e commerciali, ma anche dalla posizione assunta da Washington che ha puntato più volte il dito nei confronti di Huawei accusando il gruppo di supportare Pechino nelle operazioni di spionaggio internazionale, proprio quando gli operatori di tutto il mondo sono al lavoro per allestire le reti che andranno a costituire l’infrastruttura del 5G.

Fonte: Financial Times

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