Il Green Pass nel microchip sotto pelle: ora puoi

Il Green Pass nel microchip sottopelle: ora puoi

L'innesto sottocutaneo della svedese Dsruptive Subdermals può essere impiegato anche per archiviare le informazioni utili a esibire il Green Pass.
L'innesto sottocutaneo della svedese Dsruptive Subdermals può essere impiegato anche per archiviare le informazioni utili a esibire il Green Pass.

Quante volte abbiamo sentito parlare di COVID, vaccini e microchip? Mettiamoci poi 5G, grafene, Grande Reset e Nuovo Ordine Mondiale, tanto per non farci mancare nulla. Il nuovo assist a porta vuota per i sostenitori delle teorie del complotto arriva dalla Svezia, dove una società ha mostrato come l'impiego di un proprio impianto sottocutaneo possa tornare utile per portare sempre con sé il Green Pass (o certificato verde), anche senza affidarsi a smartphone, applicazioni o supporti cartacei.

Un'ottima trovata pubblicitaria all'epoca dei complotti

Il team di Dsruptive Subdermals ha sottolineato come i propri innesti possano essere impiegati per archiviare le informazioni necessarie a esibire il documento in caso di necessità, ad esempio all'ingresso di un locale o su un mezzo di trasporto, semplicemente avvicinando un dispositivo abilitato alla loro lettura, in modalità contactless.

In verità, cospirazioni e transumanesimo c'entrano ben poco. La tecnologia non è cosa nuova, la si impiega già da tempo per le ragioni più differenti: su queste pagine un articolo del 2017 intitolato USA, microchip sottocutaneo al posto del badge.

Dsruptive Subdermals non ha fatto altro che limitarsi a ricordare come il proprio sistema, in uso da anni, possa trovare impiego anche in epoca di COVID-19 per la gestione di documenti come il nostro Green Pass. L'uscita giusta al momento giusto, almeno dal punto di vista del ritorno in termini di attenzione mediatica.

Per dirla tutta, non si tratta certo del metodo più comodo tra quelli a disposizione. Una volta letto il contenuto del microchip, lo smartphone viene indirizzato a un link da cui scaricare il certificato, ma a questo punto ne sarebbe necessario un altro per eseguirne la scansione con applicazioni come VerificaC19. Una buona ed efficace trovata pubblicitaria destinata a diventare virale sulle bacheche dei social e sulle pagine della stampa (incluse le nostre), niente più.

Ricordiamo ad ogni modo che qualcuno, il codice QR, ha deciso di tatuarselo sul braccio. A questo punto, perché non metterlo direttamente sottopelle?

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