Grillo contro gli hacker del PD

Un'azione che pare più una boutade. Ci sono due archivi con dentro le email di due esponenti del Movimento 5 Stelle. E la promessa di distribuirne altri - UPDATE
Un'azione che pare più una boutade. Ci sono due archivi con dentro le email di due esponenti del Movimento 5 Stelle. E la promessa di distribuirne altri - UPDATE

UPDATE 13:50 Puntuale, è arrivato un comunicato-smentita di Anonymous , che si dichiara organizzazione a-partitica. Il canale utilizzato in questo caso è quello che abitualmente contiene i rimandi alle azioni attribuite al collettivo hacktivista.

UPDATE 21:00 I due onorevoli cinquestelle, Giulia Sarti e Stefano Vignaroli, ora confermano l’accaduto (inizialmente avevano liquidato la questione come “bufala”). Hanno provveduto a informare le forze dell’ordine e hanno pubblicato un video su YouTube che spiega la loro versione sull’accaduto.

Roma – Già il nome fa sorridere (o storcere il naso) a chi bazzica questi ambienti: “hacker del Partito Democratico”. Che cosa sia un hacker del Partito Democratico al momento non è chiaro, che cosa c’entri il logo di Anonymous accostato al simbolo del partito italiano neppure, ma così questi sedicenti pirati si sono autodefiniti. La loro azione consiste nell’aver bucato le email di alcuni aderenti al Movimento 5 Stelle e poi iniziato a distribuirne il contenuto: si inizia con Giulia Sarti , cittadina per il Movimento 5 stelle alla Camera dei Deputati , ma agli hacker sfugge pure un secondo archivio riferibile a Stefano Vignaroli . Cose che succedono.

La motivazione del gesto, come si evince da un video pubblicato su YouTube , sarebbe una richiesta di maggiore “trasparenza” per il movimento fondato da Beppe Grillo (e da lui diretto assieme a Casaleggio): “pubblicazione immediata di redditi e patrimoni di Giuseppe Grillo e Gianroberto Casaleggio e dettaglio dei ricavi derivanti dal sito www.beppegrillo.it e correlati”, altrimenti “Abbiamo una copia di tutte le vostre email. Se non le volete vedere pubblicate dovete soddisfare alle nostre richieste”. E ancora: “Un movimento che poteva portare una speranza è finito per arricchire pochi. Promuovete la trasparenza ma non la praticate in casa. È venuto il momento della resa dei conti”.

Carola Frediani, per l’Espresso , ne intervista pure uno di questi hacker del Partito Democratico : “Il Movimento 5 stelle ci piace anche, come idea. Il problema sono Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. Vogliamo che sia fatta trasparenza su quanto ci stanno guadagnando” dice. E poi: “Loro sono scesi nel nostro territorio, il cyberspazio, e hanno provato a usare le masse per i loro fini, sfruttando le caratteristiche della rete. Ora dovranno venire allo scoperto. Chi di trasparenza ferisce, di trasparenza perisce” è la chiosa finale.

Gli aspetti poco comprensibili di questa faccenda sono diversi: l’accostamento del logo e degli slogan di Anonymous al PD è quantomeno originale (“We are Anonymous – We are Legion – EXPECT US!” recita il comunicato dell’azione), e non è detto che a breve non scatti anche qualche forma di rappresaglia per questo “abuso” del marchio di fabbrica degli hacktivisti. Che poi il PD venga tirato dentro questa faccenda è davvero inaspettato: fino a prova contraria, è difficile pensare che un partito nazionale possa esplicitamente o tacitamente approvare la violazione sistematica di decine di email private, tantomeno la pubblicazione del loro contenuto in Rete.

gli acher del pd Ancora più singolare l’aspetto tecnico. Un primo comunicato pubblicato su Pastebin portava in calce un solo link per il download dello zip contenente le email di Giulia Sarti (autentiche, per quanto è stato possibile verificare alla redazione di Punto Informatico , e piene di informazioni sensibili e strettamente personali, oltre che di materiale scambiato tra attivisti del M5S compresi gli allegati). Un secondo comunicato contiene invece due link, di cui uno che porta dritto dritto all’account SkyDrive di un misconosciuto “Adelmo Rizzo”: nello stesso volume SkyDrive è disponibile anche un altro archivio chiamato “stefanovigna_yahoo.com”, che è facile attribuire al parlamentare laziale Stefano Vignaroli. In questo caso l’archivio è più corposo (2,1GB contro poco più di 1 gigabyte del precedente), e allo stato attuale non è stato ancora possibile visionarne il contenuto.

Chi sia Adelmo Rizzo è un mistero: difficile pensare che degli “hacker” (inutile ricordare quanto sia inappropriata questa definizione per qualcuno, singolo o gruppo, che si diletti nel bucare account altrui e pubblicarne il contenuto in Rete) utilizzino il proprio account personale per pubblicare materiale. Certo è altrettanto strano che uno zip di troppo scappi e anticipi il successivo rilascio : cose che succedono, soprattutto se si utilizza uno strumento come SkyDrive, che è tutto tranne che lo stato dell’arte per i più consumati hacker (quelli veri).

Nel complesso, si possono trarre alcune conclusioni preliminari sull’operazione. Primo: di sicuro Anonymous e il PD non c’entrano nulla con questa faccenda . Secondo: per essere un’operazione pianificata da mesi, a quanto dicono, pare poco organizzata rispetto ad altre viste in questi anni (vedi il doppio comunicato su Pastebin, l’archivio Skydrive, il laconico account Twitter che segue 4 altri utenti tra cui Pierluigi Bersani e Beppe Grillo). Terzo: il contenuto delle email, strettamente personale, è poco o nulla utile per quanto visto a “rendere i dati pubblici in modo da dare la possibilità alla gente di analizzarli e scoprire se c’è qualcosa di interessante dentro; e usare il leak per costringere Grillo e Casaleggio a pubblicare le informazioni che vogliamo”. Non ci sono riferimenti particolari ai leader del movimento, e in ogni caso è difficile pensare che un ricatto di questo tipo sortisca particolare effetto: parrebbe più roba da stalker che una raffinata azione politica.

Luca Annunziata

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24 04 2013
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