Guida autonoma: UK, test senza conducente nel 2021

In via di definizione nel Regno Unito le regole per condurre i test delle self-driving car senza un conducente in carne e ossa a bordo del veicolo.

Mentre nelle aule delle istituzioni europee si sonnecchia e solo ora si inizia a prendere in seria considerazione il tema, oltre la Manica le istituzioni gettano le fondamenta per supportare la guida autonoma nelle sue forme più avanzate. Una sorta di Brexit tecnologica, legata nello specifico al mondo delle self-driving car: nei palazzi della politica londinese è in via di definizione una normativa che consentirà di effettuare i test delle vetture senza l’obbligo di un conducente a bordo.

Guida autonoma, l’UK guarda avanti

Il governo UK ha intenzione di intervenire sul Code of Practice attuale, approvato e in vigore dal 2015, andando a modificarne le parti necessarie per far sì che sulle strade pubbliche del Regno Unito possano entro il 2021 circolare veicoli comandati al 100% dagli apparati hardware e software di bordo. Un update alla legislazione odierna, cucita su misura per sostenere lo sviluppo di un’industria che dopo tanti anni di promesse e proclami vede finalmente avvicinarsi il momento in cui potrà esprimere appieno tutto il proprio potenziale, sia a livello economico sia contribuendo a plasmare una nuova forma di mobilità.

Self-driving car, 100% autonome

Gli automaker e le startup che desidereranno cimentarsi con questa nuova tipologia di test dovranno però metterne preventivamente a conoscenza le autorità, i servizi di emergenza e tutti coloro che (citiamo dal documento) potrebbero esserne potenzialmente interessati, dunque presumiamo gli abitanti delle zone coinvolte. Per questo motivo è probabile che le vetture senza conducente a bordo possano essere messe in circolazione inizialmente nelle aree rurali anziché nei contesti urbani più caotici. Se ne saprà di più con le discussioni che precederanno l’approvazione del nuovo codice.

Tornando a focalizzare l’attenzione sull’Europa e più in particolare sull’Italia, c’è stato un tempo in cui, ben prima che i colossi della Silicon Valley decidessero di investire sulle tecnologie self-driving, il nostro paese è stato pioniere nel territorio della guida autonoma. Ricordiamo un progetto su tutti: quello messo in campo negli anni ’90 dal prof. Alberto Broggi, confluito poi nella costituzione del team VisLab, spin-off dell’Università di Parma, passato nel 2015 nelle mani della statunitense Ambarella al termine di un’acquisizione valutata 30 milioni di dollari. Il team ha nel corso degli anni sviluppato tecnologie e sensori integrati in prototipi man mano sempre più evoluti, sperimentando l’idea di una mobilità autonoma quando ancora Google e Uber nemmeno erano state immaginate dai loro fondatori.

Fonte: GOV.UK

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