L’inclusione di Huawei nella Entity List degli Stati Uniti, che di fatto preclude all’azienda la possibilità di impiegare componenti hardware e software provenienti da realtà USA senza prima ottenerne autorizzazione dalle autorità governative, potrebbe aver ripercussioni anche sul business del gruppo cinese legato alla fornitura da produttori situati all’infuori dei confini americani. Alcune società europee sembra già aver deciso o preso in considerazione l’ipotesi di sospendere le loro collaborazioni con l’azienda di Shenzhen.

Il ban degli USA, le precauzioni dell’Europa

È il caso della tedesca Infineon Technologies, come rendono noto due diverse fonti attraverso la redazione di Nikkei Asian Review. L’azienda, con sede a Neubiberg (Baviera) e attiva nell’ambito dei semiconduttori, ha fino ad oggi fornito a Huawei microcontroller e circuiti integrati per la gestione degli impianti di alimentazione, ricavandone circa 100 milioni di dollari ogni anno. Di seguito quanto riferito dalla testata giapponese.

Infineon ha deciso di adottare un approccio più cauto e di interrompere la fornitura. Terrà meeting questa settimana per discuterne ed effettuare valutazioni.

Altri produttori europei, così come quelli asiatici o comunque non statunitensi, potrebbero fare altrettanto. L’italo-francese ST Microelectronics valuterà la situazione in settimana, ma stando a quanto trapelato finora non ha ancora deciso per il ban. Lo stesso vale per l’austriaca AMS e la taiwanese TSMC, così come per le giapponesi Toshiba Memory e Japan Display.

Tra le realtà USA che già hanno rescisso i contratti sottoscritti con Huawei in seguito alla firma di Trump figurerebbero anche Qualcomm, Xilinx, Broadcom, Micron Technology e Western Digital. Google ha invece scelto di interrompere la collaborazione con il gruppo per quanto concerne l’ecosistema Android. Ciò nonostante, i dispositivi in commercio continueranno a ricevere aggiornamenti e supporto post-vendita.

La posizione di Huawei

A commento della decisione presa dagli Stati Uniti la scorsa settimana e delle indiscrezioni che si susseguono frenetiche in queste ore è arrivata la dichiarazione di Ren Zhengfei, numero uno di Huawei (fondatore e CEO).

Ci siamo già preparati a questo.

Ciò lascia intendere come il colosso di Shenzhen si sia già organizzato per far fronte a un’eventualità di questo tipo, anche in considerazione delle crescenti tensioni che negli ultimi mesi hanno messo a dura prova il rapporto con gli USA, per via dei presunti rischi per la cybersecurity legati alla fornitura di infrastrutture made in China per le reti 5G. Il gruppo potrebbe essersi portato avanti assicurandosi finché possibile la fornitura del materiale necessario alla realizzazione dei propri dispositivi per un periodo non meglio precisato (alcune fonti parlano di un lasso di tempo compreso fra tre mesi e un anno), garantendosi così la possibilità di guardare altrove con tutta calma per siglare nuove partnership o di procedere in autonomia con la realizzazione di chip fatti in casa.

Non è nemmeno da escludere che in sostituzione di Android possa arrivare un nuovo sistema operativo destinato a smartphone e tablet, una piattaforma proprietaria già protagonista di alcuni rumor nei mesi scorsi.

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  • Anonymous scrive:
    Immaginate uno smartphone Android con Aqua Mail (o una qualunque alternativa pronta a collaborare), Opera Browser (stessa cosa, essendo il browser più sicuro, al momento), Polaris Office e Polaris Office Viewer (di nuovo stessa cosa) ,e MyTube (idem). Con Waze (come ho detto prima) e con aggiornamenti con nuove funzioni create da zero… questo potrebbe succedere agli smartphone Huawei dopo che Google ha sospeso ogni cooperazione con il colosso cinese, ottemperando a una richiesta dell’amministrazione Trump.
  • Andrea scrive:
    ottimo se tutto questo porterà a una valida alternativa al sistema android. Non se ne puo' più della posizione dominante di Google.
Fonte: Nikkei Asian Review
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