Qualcuno lo aveva anticipato: il ban di Huawei da parte degli Stati Uniti non può che avere conseguenze dirette anche sugli USA e sull’attività delle aziende che operano nel territorio americano. Oggi il Wall Street Journal pubblica un’indiscrezione secondo la quale il gigante cinese avrebbe puntato il dito nei confronti di Verizon, chiedendo all’operatore il pagamento delle licenze necessarie allo sfruttamento di ben 238 brevetti in suo possesso.

Huawei, Verizon e 238 brevetti

Si fa riferimento a una lettera inoltrata da Huawei a Verizon in primavera, consultata da almeno due persone ritenute a conoscenza dei fatti, rimaste anonime per ovvie ragioni. Nel testo un passaggio in cui la società di Shenzhen si rivolge all’operatore sostenendo “pensiamo che capirete i benefici nell’ottenere una licenza per il nostro portfolio di brevetti”. Da lì in avanti una serie di contatti, via email e telefonici, fino a giungere di recente a un incontro in una non meglio precisata location newyorkese per discutere della questione.

A quanto pare il pagamento richiesto, dall’ammontare quantificato in oltre un miliardo di dollari, è proporzionale al numero di clienti ai quali vengono erogati servizi basati sulle tecnologie interessate dalle proprietà intellettuali.

Fra le tecnologie oggetto della trattativa alcune sono legate ai dispositivi di rete, altre alla gestione dei network wireless. Interpellato sulla vicenda, il portavoce dell’operatore, Richard Young, non ha rilasciato dichiarazioni specifiche, affermando però che “i problemi non riguardano solo Verizon”. Non è dunque da escludere che richieste dello stesso tipo possano essere avanzate dal gruppo cinese anche nei confronti di altri player del mercato statunitense.

Considerando un contesto geopolitico più ampio, ogni problema che coinvolge Huawei ha implicazioni per tutta la nostra industria e solleva preoccupazioni di carattere nazionale e internazionale.

Da Huawei non sono giunti commenti sulla vicenda, che può essere etichettata come un ennesimo capitolo di quella che da più parti è definita una vera e propria trade war tra Stati Uniti e Cina. All’inclusione di Huawei nella Entity List americana ha risposto nelle scorse settimane Pechino, comunicando ai vertici di big d’oltreoceano come Microsoft e Dell (ma anche alla sudcoreana Samsung) che sottostare alle imposizioni dell’amministrazione USA potrebbe costar loro caro in termini di business nel paese asiatico.

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Fonte: The Wall Street Journal
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