Il ban di Huawei è un grosso problema per ARM

Hermann Hauser, co-fondatore di ARM, sottolinea come il ban degli USA nei confronti di Huawei costituisca un serio problema per il gruppo britannico.

Il ban degli Stati Uniti nei confronti di Hauwei non avrà ripercussioni solo sul business del gruppo cinese (l’azienda ha smentito le voci riguardanti un rallentamento nei ritmi di produzione), ma sull’intera industria mobile. Non potrebbe essere altrimenti, considerando come il produttore sia arrivato in pochi anni a giocare un ruolo da protagonista del mercato, piazzandosi in seconda posizione tra i brand con il maggior numero di dispositivi distribuiti a livello globale.

ARM sul ban degli USA a Huawei

La conferma arriva da ARM, più precisamente da uno dei co-fondatori dell’azienda britannica, Hermann Hauser, che pur non dovendo sottostare direttamente alle imposizioni dell’amministrazione USA ha deciso di interrompere la fornitura delle proprie tecnologie a Huawei. Ricordiamo che l’architettura ARM è alla base, tra gli altri, dei processori Kirin integrati dal brand asiatico nei propri device e nei server al lavoro nei data center. Questa la dichiarazione di Hauser raccolta dalla testata This is Money del Daily Mail.

Costituisce un danno evidente per Huawei nel breve periodo, ma sul lungo termine influirà in modo incredibilmente negativo su ARM, Google e l’industria americana. Ogni singolo fornitore al mondo inizierà a valutare come ridurre l’impatto sulla propria produzione di un’eventuale decisione del Presidente statunitense.

Viene citata direttamente anche Google, per quanto concerne la licenza di Android. A tal proposito, nelle ultime settimane sono andate intensificandosi le voci di corridoio relative a un sistema operativo mobile proprietario, alternativo, già pronto per il debutto: nome in codice ARK OS.

L’intervento di Huaser prosegue con un riferimento alle proprietà intellettuali di provenienza USA. La decisione presa da ARM, che ripetiamo ha sede nel territorio UK (pur essendo stata acquisita da SoftBank nel 2016 per 30 miliardi di euro), è appunto legata proprio al fatto che le componenti sviluppate e concesse ai produttori includono tecnologia statunitense.

Tutti i confronti che ho avuto con le aziende in Europa, al momento, sono relative al portfolio delle loro proprietà intellettuali e a come escludere quelle americane, il che è terribilmente triste e distruttivo.

Chiudiamo con una dichiarazione attribuita a un non meglio precisato portavoce di ARM. La speranza, per l’azienda, è quella che si possa giungere a un accordo tra le parti, a una stretta di mano in grado di ristabilire almeno in parte l’equilibrio sul quale fino ad oggi si è retto l’intero mercato mobile.

Considerando la natura in costante evoluzione della vicenda è al momento prematuro prevedere quale sarà l’impatto sul business di ARM. Osserviamo la situazione da molto vicino, impegnati in un dialogo con le autorità e sperando in una risoluzione in tempi brevi.

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Fonte: This is Money (Daily Mail)
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