Dopo il ban degli USA, Huawei contrattacca

Il colosso cinese punta il dito contro l'amministrazione USA, chiedendo di accelerare i tempi per arrivare a chiudere la questione il prima possibile.

Dopo aver incassato il colpo, Huawei passa al contrattacco. Nella giornata di ieri il gruppo cinese ha presentato una mozione negli Stati Uniti, puntando il dito contro la decisione di includere l’azienda nella Entity List americana, impedendole così di acquisire tecnologie di provenienza statunitense da integrare all’interno dei propri prodotti e servizi. L’obiettivo è quello di accelerare l’iter della causa intentata nel mese di marzo in Texas.

Huawei non si difende, contrattacca

La mossa potrebbe portare al pronunciamento del giudice in tempi brevi, senza dover attendere le lungaggini di un processo ed evitando inoltre indagini approfondite. Il colosso asiatico potrebbe anche beneficiare della possibilità di discutere la propria strategia (ormai non più esclusivamente difensiva) in pubblico, rivolgendosi seppur indirettamente ai media e agli utenti. Una strada che Huawei sembra intenzionata a percorrere: lo ha già fatto con la testimonianza affidata nei giorni scorsi da Song Liuping (Chief Legal Officer) al Wall Street Journal e con la conferenza stampa organizzata per oggi nel quartier generale di Shenzhen. Di seguito un estratto in forma tradotta dalla dichiarazione di Song.

Il governo statunitense non ha fornito prove tali da ritenere Huawei una minaccia per la sicurezza. Non ci sono pistole, né fumo. Solo speculazioni.

Il CLO ha inoltre aggiunto che mettere al bando i prodotti del gruppo dagli USA non rende i network mobile del paese più sicuri, anzi, rischia di focalizzare l’attenzione su un non problema, mentre le minacce reali rimangono nascoste. Chiaro il riferimento alla fornitura di apparecchiature per l’allestimento delle reti 5G.

Il dito è puntato nei confronti di una parte del National Defense Authorization Act 2019 firmato lo scorso anno dall’amministrazione Trump che include i blocchi nei confronti di realtà cinesi come la stessa Huawei e il concorrente ZTE.

La società sostene inoltre che la decisione del governo a stelle e strisce finirà con il penalizzare gli Stati Uniti e i suoi consumatori, privati della libertà di scelta e della possibilità di beneficiare di un’adeguata copertura in termini di connettività, soprattutto nelle aree rurali. Afferma poi che potrebbe costituire un pericoloso precedente: queste le parole di Song.

Ciò definisce un precedente pericoloso. Oggi sono le telco e Huawei. Domani potrebbero essere la vostra industria, la vostra azienda, i vostri clienti.

Sulla vicenda è nuovamente intervenuto nei giorni scorsi anche il CEO e fondatore della società Ren Zhengfei, con un’intervista a Bloomberg dalla quale traspare incertezza per il futuro del business. Una prospettiva diversa rispetto a quella emersa dalle prime dichiarazioni, dai toni più sereni, risalenti ai giorni immediatamente successivi al ban.

Non siamo un’azienda pubblica. Non inseguiamo solo crescita e profitti. Per noi è già abbastanza sopravvivere. Potrai tornare a intervistarci tra due o tre anni per vedere se ancora esisteremo. Se non ci saremo più, per favore ricordati di portare un fiore e lasciarlo sulla nostra tomba.

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  • Piego Angela scrive:
    Ce potevano pensà prima, invece de fa XXXXXXX su XXXXXXX. Purtroppo "la palla è mia e decido io" porta una bandiera a stelle&strisce come marchio di fabbrica. Avrebbero potuto combattere gli USA sul piano dei diritti di privacy dei singoli per fotterli alla grande, ma la Cina è la meno quotata per parlare di ciò; e quindi a "spionaggio" vincono gli USA che se la sanno giocare bene cmq forti del fatto che la palla è la loro e non di altri (qualsiasi).
Fonte: The New York Times
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