Ren Zhengfei su Trump, Apple e sul ban di Huawei

Il fondatore e CEO del colosso cinese parla del Presidente USA così come del pesante ban che nelle scorse settimane ha colpito il business di Huawei.

A pochi giorni di distanza dal suo primo intervento in seguito al ban di Huawei da parte degli USA, il numero uno del colosso cinese è tornato a dire la propria. Lo ha fatto con un’intervista affidata alla redazione di Bloomberg in cui vengono toccati diversi temi: il business del gruppo, l’atteggiamento assunto dall’amministrazione Trump e i competitor dell’universo mobile, Apple in primis.

USA-Huawei, la parola a Ren Zhengfei

Se la scorsa settimana il CEO e fondatore Ren Zhengfei si definiva tranquillo per il futuro della società, ora sembra non escludere ripercussioni. Paragona la situazione attuale a quella di un aereo in volo soggetto a un problema: rischia di perdere quota, ma continua a muoversi. L’importante, afferma l’uomo a capo del gruppo di Shenzhen, è risolverlo in tempo, a meno che non si tratti di un malfunzionamento delle ali.

Se alcune società non vogliono lavorare con noi è come avere un buco nell’aereo. Stiamo lavorando per chiuderlo, ma siamo ancora in grado di volare. Potremmo disporre di piani d’emergenza per il cuore dell’aereo, ma non per le ali. Dobbiamo analizzare la situazione e risolvere i problemi.

Insomma, gli effetti dello stop imposto alle realtà statunitensi (come Google e Microsoft) per la fornitura di tecnologie hardware e software a Huawei si fanno sentire, con le conseguenze che rischiano di farsi addirittura più pesanti dopo anche diverse aziende europee (ARM su tutte) hanno deciso di rescindere i contratti. I “piani d’emergenza” a cui si fa riferimento riguardano con tutta probabilità le scorte di componenti hardware già a magazzino per la produzione e commercializzazione di nuovi dispositivi, stando alle indiscrezioni circolate sufficienti per una manciata di mesi.

Ren Zhengfei, co-fondatore e CEO di Huawei

Ren Zhengfei non arretra comunque di un passo per quanto concerne il 5G, affermando nuovamente come Huawei al momento disponga di una tecnologia ben più avanzata rispetto a quella dei concorrenti, ribadendo che a questi ultimi serviranno almeno altri due o tre anni prima di arrivare allo stesso livello. Definisce inoltre contraddittori e ridicoli alcuni degli interventi su Twitter di Donald Trump, rincarando la dose e affermando senza troppi giri di parole che potrebbe non rispondere a una telefonata proveniente dallo Studio Ovale della Casa Bianca.

Gli Stati Uniti non sono la polizia internazionale, non possono gestire tutto il mondo. Non hanno mai acquistato prodotti da noi e anche se lo volessero fare in futuro, potrei non venderglieli.

La Cina e Apple

Punzecchiato sulla possibilità che la Cina risponda con misure restrittive applicate al business delle aziende statunitense (cosa tra l’altro già accaduta più volte), il CEO si è detto contrario a una rappresaglia di questo tipo che potrebbe prendere di mira aziende come Apple, manifestando ammirazione nei confronti della mela morsicata.

Apple è la prima società al mondo. Apple è il mio insegnate, evolve in anticipo rispetto a noi.

Rispetto alla serenità assoluta che traspariva dalle dichiarazioni della scorsa settimana, ora non si esclude un possibile rallentamento della crescita fatta registrare negli ultimi anni e che ha portato Huawei a piazzarsi al secondo posto (per numero di unità distribuite) tra i produttori del mercato mobile, dietro al leader Samsung e scavalcando proprio Apple.

Potremmo non raggiungere gli obiettivi di crescita fissati, ma stiamo ancora crescendo. Essere in grado di crescere nel più duro degli ambienti competitivi riflette quanto siamo grandi.

Nell’intervista anche un riferimento, volutamente ironico e provocatorio, a chi afferma che il business del colosso cinese sia in serio pericolo.

Non siamo un’azienda pubblica. Non inseguiamo solo crescita e profitti. Per noi è già abbastanza sopravvivere. Potrai tornare a intervistarci tra due o tre anni per vedere se ancora esisteremo. Se non ci saremo più, per favore ricordati di portare un fiore e lasciarlo sulla nostra tomba.

Dopo Android, Ark OS o HongMeng

La questione è complessa e ad oggi ancora risulta impossibile prevederne un’evoluzione. L’inserimento della società nella Entity List degli Stati Uniti ha gettato un’ombra sul destino del gruppo, in particolare per quanto concerne la commercializzazione di dispositivi come smartphone e laptop. La sospensione della licenza Android da parte di Google potrebbe costringere Huawei ad accelerare i tempi e lanciare a breve il suo sistema operativo mobile, proprietario e alternativo. Stando alle ultime indiscrezioni potrebbe chiamarsi Ark OS oppure HongMeng.

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  • Pramantha scrive:
    Alla lunga le infantili e bisbetiche azioni del governo statunitense porteranno vantaggio a Huawei. Forse da quelle parti fingono di ignorare che i cinesi hanno una testa durissima e che non si fermeranno dinanzi a nulla. Pertanto queste restrizioni stimoleranno ancor più la loro caparbietà, la loro intraprendenza, per cui cercheranno in molti settori di altissima tecnologia di rendersi indipendenti e di fare in seguito concorrenza agli Stati Uniti. Quindi secondo me questa di Trump & Co è una mossa stupida, messa in essere esclusivamente per preparare la campagna elettorale presidenziale del 2020. Invece il presupposto logico e maggiormente funzionale sarebbe quello di stringere forti partnerships tra Cina e resto del mondo, per unire gli sforzi per la ricerca, in cui tutti possano beneficiare alla pari delle ricadute, per combattere assieme sulla strada della conoscenza, del mercato regolato liberamente ma con elementi di parità, cercando di aprire invece di chiudere. Ad esempio, se il governo cinese fornisce sostegno economico a Huawei, secondo alcuni report, ebbene, nulla vieta che gli Stati Uniti possano fare altrettanto verso Intel o Apple, se questo può servire a rilanciare la gara per la ricerca e l'affermazione sui mercati, in cui dovrebbe vincere chi sa offrire prodotti più validi, più duraturi, più flessibili, più sottratti ai controlli di spionaggio, eccetera. Ad esempio, perché Google & Co sui "mobili" deve imporre il proprio diritto ad avere a disposizione tutto il contenuto degli smartphone con Android? Stessa cosa dicasi per i creatori di App per "mobili". Pensiamo alle cose veramente serie, rispettiamo la riservatezza degli utenti, in modo completo, e invece di farci le stupide guerrette a "chi ce l'ha più lungo", uniamo gli sforzi a livello planetario per migliorare il benessere di tutti, per salvare il pianeta dallo sfacelo dell'inquinamento e della pressione antropica, e proiettiamoci nel futuro, in cui la conoscenza dell'universo e delle sue leggi vale molto di più dei dispetti di Trump e di qualche suo sostenitore contro la Cina e contro l'Unione Europea.
  • iRoby scrive:
    Ma che ne è stato della visita del presidente Xi all'azienda che ha in mano il 60% del monopolio sulle terre rare? Si profilava rappresaglia sul blocco di questo genere di forniture agli USA, il che significherebbe niente più elettronica...
Fonte: Bloomberg
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