I robot open source se ne vanno per il mondo

Il robot PR2 somiglia a "Numero 5" nei tratti e nella storia personale. E' pronto ad aumentare la propria conoscenza aggiornando i sistemi e acquisendo abilità aggiuntive rispetto a quelle base
Il robot PR2 somiglia a "Numero 5" nei tratti e nella storia personale. E' pronto ad aumentare la propria conoscenza aggiornando i sistemi e acquisendo abilità aggiuntive rispetto a quelle base

Sono nati in seno all’accademia e all’accademia stanno tornando per raffinare ulteriormente le loro abilità sociali, motorie e sensoriali con una vagonata di nuovi input. Sono un team di 11 robot PR2 , sviluppati dalla società Willow Garage in collaborazione con vari istituti di ricerca in tutto il mondo e dotati della invidiabile qualità di poter condividere le singole “esperienze” e migliorare l’ecosistema di conoscenze comuni .

PR2 somiglia a Johnny 5 del film Corto Circuito , ma al contrario della sua controparte cinematografica non è il risultato di una sperimentazione militare super-segreta bensì il frutto di uno sforzo congiunto guidato dai dettami dell’open source. Per la precisione ogni PR2 gira su software Robot Open Source , la qual cosa significa che chiunque può mettere le mani sul codice e adattarlo ai propri scopi.

Saranno open source anche le capacità aggiuntive che gli istituti di ricerca partner di Willow Garage si apprestano a integrare negli 11 droni. Macchine che nella versione “base” realizzata da WG, sono in grado di girare delicatamente le pagine di un libro grazie alle forti ma sensibili braccia robotiche (con tanto di “force feedback” per meglio tarare la pressione da esercitare), prendere visione del mondo e degli ostacoli esterni grazie a una doppia videocamera montata sul “volto”, andarsene in giro per una stanza grazie a laser di prossimità, sensori per la misurazione dell’inerzia, e altro ancora.

La partnership avviata da WG – e sancita da una vera e propria cerimonia di “promozione” dei robot in vista del trasferimento nelle loro prossime destinazioni – prevede che ogni istituto di ricerca aggiunga capacità aggiuntive al robot: la Stanford University (che ha tra l’altro dato anche i natali alla tecnologia alla base del drone) vuole che PR2 pulisca i tavoli e faccia inventario, al MIT studiano il modo di fargli riconoscere gli oggetti e mettere via i contenitori delle spezie, Bosch ha intenzione di sviluppare una vera e propria pelle artificiale affinché il robot possa “sentire” l’ambiente attorno a lui.

Alfonso Maruccia

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31 05 2010
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