I tentacoli della sorveglianza su Francia e UK

Stanno lavorando a progetti per intercettare e classificare i contenuti delle comunicazioni dei cittadini. Da stoccare in database massivi, da indicizzare per renderle a portata di motore di ricerca
Stanno lavorando a progetti per intercettare e classificare i contenuti delle comunicazioni dei cittadini. Da stoccare in database massivi, da indicizzare per renderle a portata di motore di ricerca

La data retention non è sufficiente per tracciare i comportamenti dei cittadini delle rete del Regno Unito, non consente di ricostruire la loro vita online e le relazioni pericolose che possono intessere in rete. Così l’Home Office giustifica l’ Interception Modernisation Programme , un piano di monitoraggio estensivo e in tempo reale che le autorità dell’Isola pianificano da tempo. Ma anche la Francia non sembra rimanere inerte: dei documenti trapelati online sembrano mostrare l’intenzione di dare vita ad un sistema di intercettazione dei contenuti di tutti i flussi di comunicazione che si possano immaginare.

“I siti di social networking come MySpace e Bebo non sono coperti dalla direttiva” ha denunciato Vernon Coaker dell’Home Office britannico. La direttiva europea che, una volta recepita dagli stati membri, imporrà la conservazioni di log e dati di traffico non consente di vigilare sui contenuti delle comunicazioni che si scambiano a mezzo instant messaging e a mezzo social network. Non tutte le relazioni possono essere ricostruite, i fili delle conversazioni che gli utenti ordiscono non possono essere sciolti dalle forze dell’ordine.

La chiave per scongiurare traffici sospetti di informazioni, ha spiegato Coaker, potrebbe risiedere nell’ Interception Modernisation Program : rappresenterà un panopticon digitale , un punto di vista privilegiato per osservare ciò che avviene online, un efficace deterrente per coloro che affidino i propri messaggi al digitale. Tutti i contenuti delle conversazioni potranno essere monitorati in tempo reale a mezzo deep packet inspection, tutte le comunicazioni potranno essere rastrellate e potranno convergere in un database massivo , centralizzato. “Concordo sul fatto che si tratti di una questione estremamente delicata – ha convenuto Coaker – l’area di intersezione tra la conservazione dei dati, la sicurezza dei cittadini e tutti i problemi di privacy è estremamente importante”. Coaker ha assicurato che se ne terrà conto, nello sviluppo dell’ Interception Modernisation Programme , e nell’affinamento della legge che ne giustificherà l’introduzione.

Quello che il Regno Unito vorrebbe mettere in atto è un progetto simile a quello che da tempo fermenta in Francia e di cui i media oltralpe sono tornati ora a dibattere . HERISSON ( Habile Extraction du Renseignement d’Intérêt Stratégique à partir de Sources Ouvertes Numérisées ), il cui bando di gara è stato indetto nel 2007 dal ministero francese della Difesa, dovrebbe rappresentare un sistema per intercettare tutti i tipi di comunicazione.

Dai flussi di dati che scorrono su IRC alle conversazioni che rimbalzano tra le finestre degli IM, dai profili dei social network ai messaggi privati che si scambiano i loro utenti, dai contenuti delle mailing list ai contenuti che solcano le reti P2P: HERISSON dovrebbe dragare l’intera Internet e attingere a tutti i canali di comunicazione e a tutti i formati , dovrebbe collezionare dati, classificarli e confrontarli per estrarne informazioni rilevanti. Questo è quanto emerge da un documento pubblicato da PC INpact . Si potranno intercettare e sviscerare testi, audio e video, riconoscerne la lingua, metterli in relazione fra loro basandosi sui contenuti, sui metadati e sulle modalità con cui circolano. Saranno informazioni rintracciabili con la mediazione di un motore di ricerca.

Se l’apprensione spinge i netizen francesi a speculare sulle relazioni che si potrebbero intrattenere tra HERISSON e la più stretta tutela delle proprietà intellettuale online, nel Regno Unito c’è chi si schiera apertamente contro il monitoraggio estensivo. “È un sistema estremamente intrusivo” denuncia l’esperto di sicurezza Richard Clayton, un sistema intrusivo, decisamente costoso e poco proporzionato. “Se il governo vuole farci stare più sicuri – suggerisce Clayton – sarebbe una buona idea procurarsi delle forze dell’ordine che si sappiano giostrare meglio con quanto è digitale”.

Gaia Bottà

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22 03 2009
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