Il lato oscuro della firma digitale

di Andrea Monti. Incompatibilità, discriminazioni e spese crescenti. Ecco a voi la firma digitale all'italiana. Anzi, all'americana
di Andrea Monti. Incompatibilità, discriminazioni e spese crescenti. Ecco a voi la firma digitale all'italiana. Anzi, all'americana


Roma – Sui vari aspetti della firma digitale (giuridici, economici, “filosofici”, tecnici) è stato detto tutto e il contrario di tutto, molto spesso confondendo – spesso “interessatamente” – opinioni, fatti e palesi carenze tecniche (come sostenere che il documento firmato digitalmente è “cifrato”) . Più o meno “casualmente” però nessuno si è soffermato su alcuni aspetti pratici che la dicono lunga sul tipo di “cambiamenti” che provocherà l’introduzione su larga scala di questo meccanismo, candidato a rimpiazzare l’uso di carta e penna.

Mi limiterò, in proposito, ad enunciare una serie di fatti lasciando, per quanto possibile, a voi le conclusioni.

– Attualmente ci sono oltre 10 certificatori che offrono la firma digitale
– I certificatori non garantiscono la piena interoperabilità degli strumenti di firma
– È necessario acquistare un software e valutare se accedere anche al servizio di aggiornamenti (per il momento gratuito, in futuro non si sa)
– Risultano già problemi di incompatibilità fra i lettori di smart card e i software per la gestione della firma
– Le applicazioni sono disponibili solo in ambiente Windows
– I certificatori non hanno sviluppato nessuna applicazione open source e, a quanto pare, non hanno alcuna intenzione di farlo
– Esiste almeno un progetto open source – Raynux – che però non riesce a decollare per mancanza di supporto e di informazioni
– Per il resto, la comunità open source italiana è cieca e sorda
– I sistemi open source – non potendo offrire supporto alla firma digitale – sono di fatto tagliati fuori dalle gare pubbliche
– l’art. 31, comma 2, della legge 24/11/2000 n. 340 ha abolito la firma autografa per il deposito degli atti societari presso il Registro delle Imprese a partire dal 9 dicembre 2001. La norma, in altri termini, obbliga ad intrattenere rapporti con le camere di commercio solo ed esclusivamente tramite firma digitale
– Chi vuole usare la firma digitale dovrà necessariamente avere almeno un computer con sistema operativo in ambiente Windows
– Se le pubbliche amministrazioni non compiranno scelte diverse, costringeranno i cittadini a dotarsi di sistemi costosi e insicuri per avere ciò che spetterebbe loro di diritto e senza costi aggiuntivi (visto che il pagamento delle tasse dovrebbe coprire i costi di questi servizi)
– In particolare, l’apposizione della “marca temporale” che attribuisce data certa al documento informatico, è un servizio a pagamento (quando oggi il timbro postale, ad esempio, assolve alla stessa funzione senza costi aggiuntivi)
– Le somme pagate a vario titolo per utilizzare la firma digitale nei rapporti con la pubblica amministrazione finiranno con buona probabilità in mani private (e in buona parte americane) invece, magra consolazione, di rimanere quantomeno alle pubbliche amministrazioni stesse
– Tutto questo accade sotto gli occhi di tutti, e nessuno grida “il Re è nudo”

Andrea Monti
www.andreamonti.net

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03 01 2002
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