Il telefonino per malati di Alzheimer

Il telefonino per malati di Alzheimer

Una conferenza in corso nella capitale USA illustra come le tecnologie innovative possono aiutare gli anziani portatori della diffusa patologia a condurre una vita più serena
Una conferenza in corso nella capitale USA illustra come le tecnologie innovative possono aiutare gli anziani portatori della diffusa patologia a condurre una vita più serena


Washington – Il mondo della telefonia mobile non si rivolge più solamente alle persone che godono di ottima salute: a beneficio delle persone affette dal morbo di Alzheimer, tra non molto tempo sarà realizzato un telefonino che mostrerà loro una foto del chiamante e ricorderà loro di chi si tratta e quando ha chiamato l’ultima volta.

Questa ed altre invenzioni in fase di studio, come letti che tengono sotto controllo respiro e pulsazioni, sensori da pavimento per rilevare cadute accidentali e inviare segnali d’allarme, sono all’ordine del giorno della White House Conference on Aging , la “conferenza sull’invecchiamento” in corso in questi giorni a Washington D.C..

“L’obiettivo è la realizzazione di tecnologie per aiutare i “seniors” (gli anziani) e le loro famiglie a vivere in serenità e salute a casa propria”, riferisce Eric Dishman del CAST (Center for Aging Services Technologies) e direttore generale dell’Intel Health Research and Innovation Group.

Dishman descrive il progetto del telefonino che aiuta la memoria dei malati di Alzheimer: la chiave è uno schermo, simile a quello di un pc, posto accanto al telefono. “Grazie alla tecnologia che consente di identificare il chiamante, non ci saranno più pause imbarazzanti causate dal non ricordare chi sia il nostro interlocutore”. Sullo schermo “comparirà una sua foto, con l’indicazione del suo nome e di quando ci ha chiamati l’ultima volta”.

“La tecnologia ha già trasformato il nostro modo di vivere, dall’e-mail all’MP3 e dallo shopping online alla telefonia mobile. Ora è il momento che la tecnologia trasformi l’esperienza della “età matura”, conclude Russell Bodoff, direttore operativo del CAST.

Dario Bonacina

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Pubblicato il
14 dic 2005
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