La Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che Donald Trump non poteva imporre dazi reciproci ad oltre 100 paesi, come fatto durante il famoso Liberation Day del 2 aprile 2025. Il Presidente ha ovviamente criticato la decisione dei giudici e introdotto altri dazi. Una delle aziende che ha subito un notevole incremento dei costi è Apple che, in teoria, potrebbe chiedere il rimborso.
Non è chiaro cosa succederà adesso
Trump aveva introdotto i dazi sulla base dell’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) del 1977. L’obiettivo era ridurre il deficit commerciale e costringere le aziende ad investire negli Stati Uniti. I dazi sono stati anche usati come mezzo per sottoscrivere nuovi accordi commerciali più favorevoli con vari paesi.
In base alla Costituzione degli Stati Uniti, il potere di imporre nuovi dazi spetta esclusivamente al Congresso. Diversi stati e molte aziende hanno quindi presentato ricorso. A fine agosto 2025, il tribunale di appello ha confermato l’eccesso di potere stabilito dal tribunale del commercio internazionale, ma i dazi erano rimasti. Lo scorso 20 febbraio è arrivata la decisione finale della Corte Suprema.
Non è chiaro cosa succederà adesso. In teoria, gli Stati Uniti potrebbero essere costretti a rimborsare miliardi di dollari agli importatori che hanno pagato i dazi, anche se alcuni di essi hanno trasferito i costi ai consumatori. Una delle aziende più penalizzate dai dazi è Apple. Negli ultimi tre trimestri ha versato circa 3,3 miliardi di dollari per i beni importati (principalmente dalla Cina).
Il New York Times ha contattato l’azienda di Cupertino per chiedere informazioni sull’eventuale rimborso, ma non ha ricevuto nessuna risposta. Tim Cook in persona aveva cercato di limitare i danni con la promessa di investire 600 miliardi di dollari negli Stati Uniti. A febbraio 2025 ha annunciato investimenti per 500 miliardi. Altri 100 miliardi sono stati annunciati ad agosto 2025, quando ha consegnato anche un regalo a Trump.
Sospeso l’accordo con l’Unione europea?
In risposta alla sentenza della Corte Suprema, Trump ha introdotto altri dazi (prima al 10% e poi al 15%) sulla base del Trade Act del 1974. Si tratta però una soluzione temporanea. I dazi sono validi per 150 giorni, quindi fino al 24 luglio 2026, a meno che la scadenza non venga prorogata dal Congresso.
L’Unione europea aveva sottoscritto un accordo commerciale che prevede l’applicazione di un’aliquota del 15% su quasi tutti i beni esportati negli Stati Uniti. La Commissione europea ha comunicato che servono chiarimenti sui nuovi dazi al 15%. L’accordo di agosto potrebbe quindi essere sospeso.