Immuni rispetta la privacy (e lo ribadisce)

I timori legati a presunte minacce per la sfera privata sembrano ancora frenare la diffusione di Immuni: troppo pochi fin qui i download.
I timori legati a presunte minacce per la sfera privata sembrano ancora frenare la diffusione di Immuni: troppo pochi fin qui i download.
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Se il profilo ufficiale Twitter di Immuni condivide un post (di seguito) in cui sottolinea come l’applicazione non comprometta in alcun modo la privacy durante l’utilizzo significa che il timore c’è. Una diffidenza che serpeggia limitando il potenziale dell’iniziativa e impedendo all’applicazione di raggiungere la quota di popolazione necessaria a rendere efficace il contact tracing.

I timori sulla privacy stanno frenando Immuni?

L’intervento sul social ribadisce che Immuni non raccoglie dati GPS né altre informazioni di natura personale, utilizzando codici del tutto anonimi per le sue finalità e salvando quanto serve direttamente nello smartphone con protezione crittografica. In allegato un link che rimanda alla sezione FAQ del sito ufficiale. Insomma, un ennesimo tentativo di convincere coloro che per ragioni francamente poco comprensibili continuano a reputare il software una minaccia per la propria sfera privata.

Sul tema è intervenuto anche Pierpaolo Sileri, Vice Ministro della Salute, ritenendo fin qui “troppo sottovalutata” l’applicazione come strumento utile a contrastare la diffusione della malattia.

In molti in questo periodo di ripresa delle attività e degli spostamenti si stanno spendendo per promuoverne l’uso, a livello istituzionale e non solo. L’impiego di Immuni non può ovviamente da sé sostituire l’adozione delle misure già in essere relative al distanziamento sociale e ai dispositivi di protezione individuale laddove necessari, ma può costituire un alleato importante nella lotta a COVID-19, soprattutto in prospettiva.

Le ultime cifre ufficiali in merito alla diffusione dell’app risalgono a un paio di settimane fa, aggiornate al 31 luglio: allora si era arrivati a 4,5 milioni di download, una quota non sufficiente a garantire una adeguata copertura del territorio soprattutto in vista della stagione autunnale che secondo alcuni esponenti della comunità scientifica potrebbe portare con sé una seconda impennata nel volume dei contagi.

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