Impianto cerebrale wireless ridà la parola a paziente paralizzata

Impianto cerebrale wireless ridà la parola a paziente paralizzata

Un impianto cerebrale completamente wireless ha permesso a una paziente paralizzata di comunicare attraverso testo e voce sintetica.
Impianto cerebrale wireless ridà la parola a paziente paralizzata
Un impianto cerebrale completamente wireless ha permesso a una paziente paralizzata di comunicare attraverso testo e voce sintetica.

OK, ho molto da dire. La frase, decodificata senza il minimo errore, è la prima che questa donna del Michigan ha liberamente scelto tramite l’impianto Connexus di Paradromics. Affetta da sclerosi laterale primaria, una malattia che logora i neuroni motori che controllano la parola, la deglutizione e la deambulazione, conserva un filo di voce divenuto inintelligibile per la maggior parte dei suoi interlocutori. Nel giugno 2026, un’équipe chirurgica dell’University of Michigan Health le ha impiantato il dispositivo: oltre 400 microelettrodi inseriti nella corteccia, collegati a un ricetrasmettitore alloggiato nel torace, il tutto in comunicazione wireless con un computer esterno.

Connexus, l’impianto cerebrale wireless che traduce i pensieri in parole

Il sistema capta i segnali neuronali grezzi e li traduce in testo e voce sintetica grazie all’intelligenza artificiale. La paziente ha potuto sostenere conversazioni spontanee, rispondere a domande aperte e chiamare i suoi nipotini al telefono. Particolarità notevole: il Connexus distingue tre tipi di attività cerebrale legati alla comunicazione, i segnali prodotti quando tenta di parlare, quando immagina le sue parole e quando ascolta qualcuno.

La decodifica della parola immaginata resta ancora imprecisa, la chiarezza dovrebbe migliorare con l’addestramento.

Interfacce cervello-macchina: un passo concreto verso l’autonomia dei pazienti

Edward Chang, capo della neurochirurgia alla UCSF e pioniere del settore, plaude al carattere completamente autonomo e wireless del sistema. I lavori accademici precedenti, compresi i suoi, imponevano un cavo collegato a una porta cranica, con i rischi infettivi e la perdita di mobilità che ciò comporta. Il sistema BrainGate, ad esempio, raggiunge il 99% di precisione e 56 parole al minuto in un paziente affetto da SLA, ma richiede una connessione cablata permanente al cranio.

Ma bisogna essere cauti, questi risultati provengono da un comunicato aziendale e non sono stati oggetto di alcuna pubblicazione su una rivista con revisione paritaria. La sperimentazione clinica Connect-One, autorizzata dalla FDA, è nella sua fase di fattibilità iniziale con una sola paziente impiantata su dieci previste. La commercializzazione resta subordinata a una sperimentazione più ampia e alla prova che gli elettrodi intracorticali reggano per diversi anni.

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Pubblicato il
17 set 2026
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