Intercettazioni, caccia alla verità

L'Eurispes denuncia un'azione sistematica di intercettazione delle telefonate degli italiani: 30 milioni di utenti interessati negli ultimi cinque anni. Il Garante della privacy annuncia un'inchiesta


Roma – Sono poche, frammentarie e difficilmente verificabili le informazioni che riguardano le intercettazioni telefoniche sulle chiamate degli italiani ma ora, forse, qualcosa si muove: l’ Eurispes ha infatti annunciato uno studio secondo il quale negli ultimi cinque anni sono stati “controllati” in questo modo 30 milioni di italiani .

Stando alla società di rilevazione, la stima è stata realizzata tenendo presente i periodi di indagine da parte della magistratura negli ultimi dieci anni, inchieste che possono portare all’intercettazione delle comunicazioni anche di un centinaio di soggetti ogni volta : parenti e familiari, colleghi e collaboratori, amici ed altri ancora possono essere di volta in volta essere interessati dai provvedimenti.

Non solo, proprio come evidenziato da altre società europee di rilevazione (vedi l’inchiesta di Punto Informatico Sotto l’occhio del Grande Orecchio ), negli ultimi 4-5 anni le intercettazioni hanno avuto un boom salendo fino al 128 per cento rispetto agli anni precedenti.

Eurispes ha anche stimato i costi dell’intercettazione : stando agli esperti, infatti, ogni anno le intercettazioni costano allo Stato 300 milioni di euro. “In particolare – è stato detto – nel 2003 sono stati spesi quasi 256 milioni di euro e nel 2004 circa 260 milioni di euro”. “Di conseguenza – ha dichiarato Eurispes – negli ultimi cinque anni, lo Stato ha speso circa 1,250 miliardi di euro, ovvero circa 2.500 miliardi di vecchie lire”.

Le rilevazioni di Eurispes, che arrivano in un momento particolarmente caldo legato alle intercettazioni di alcune telefonate del governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio, sembrano dunque smuovere le acque di una pratica che per sua natura è tutto meno che trasparente. In questo quadro va letto l’annuncio del Garante per la privacy secondo cui saranno condotti accertamenti sull’estensione del fenomeno e le sue modalità.

Il Garante in una nota ha spiegato di aver chiesto agli operatori telefonici “di trasmettere con ogni sollecitudine informazioni e documenti utili per una piena valutazione delle modalità con le quali vengono svolte, a qualunque titolo, attività connesse con le intercettazioni di comunicazioni sia telefoniche, sia informatiche, telematiche o ambientali. Ai gestori è stato chiesto anche di fornire dati numerici utili a comprendere l’entità del fenomeno”.

L’Autorità ha rivolto ai gestori una serie di specifiche richieste, e cioè di indicare:
– le unità organizzative e i luoghi presso i quali sono effettuate attività connesse a quelle di intercettazione, o comunque a supporto di attività investigative o di indagine svolte a qualunque titolo;
– quali specifiche funzioni svolgano le unità organizzative ed operative dei gestori, con quali modalità e a quale concreto titolo, indicando anche se tali funzioni siano esercitate solo in relazione ad utenti e abbonati delle stesse società, ovvero anche a clienti di altre società;
– se e come tali funzioni siano eventualmente oggetto di forme di coordinamento organizzativo o informatizzato, ovvero di conoscibilità interna, indicandone le concrete modalità;
– se, e con quali concrete modalità, si procede ad una conservazione organizzata anche temporanea di flussi di dati, dati, o trascrizioni, a livello locale o centrale;
– le tipologie di software utilizzato o di prevista utilizzazione;
– i soggetti, anche esterni, aventi a qualunque titolo legittimo accesso a dati.

“Il Garante – conclude la nota – ha chiesto, infine, quali misure di sicurezza siano state adottate a garanzia della segretezza, con riferimento sia alle operazioni in corso, sia ai dati raccolti”.

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  • Anonimo scrive:
    9 --
  • Anonimo scrive:
    Li avranno semplicemente scartati...

    Una curiosità: i risultati pubblicati su questa indagine
    non evidenziano percentuali di utenti, piccole o
    grandi che siano, che dei videogame per cellulari
    non si interessano minimamente, nè che considerino
    il telefonino un semplice strumento di comunicazione.Dato che persone cosi' esistono (e sono tante, compreso chi scrive) la conclusione logica e' una sola. Del resto, chi vende giochi e' interessato solo a chi vuole giocare.Chi compra, peraltro, spesso vuole comprare una volta sola: molti italiani considerano la stragrande maggioranza dei servizi telefonici a valore aggiunto una scocciatura infinita a causa dell'insostenibile rimbombo pubblicitario con il quale si tenta di spingere il mercato, oltre che un (altro) modo per spendere troppo in fretta.Accordi per la fornitura di videogiochi in forma di software OEM direttamente nei telefoni in vendita potrebbero avere maggior successo, probabilmente, vista anche la moda nazionale (ma forse non solo italiana) di cambiare telefono spesso. @^
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