Internet, nuova scimmia sulla schiena?

Il 79 per cento di un campione di studenti analizzato dall'Università del Maryland ha mostrato significativi segni di squilibrio, una volta disconnesso da qualsivoglia mezzo di comunicazione. Ancora: esiste una dipendenza?
Il 79 per cento di un campione di studenti analizzato dall'Università del Maryland ha mostrato significativi segni di squilibrio, una volta disconnesso da qualsivoglia mezzo di comunicazione. Ancora: esiste una dipendenza?

“Mi sento triste, solo e depresso”. “Sono dipendente. Come potrò mai sopravvivere 24 ore senza?”. “A volte mi sento come morto”. A pronunciare frasi del genere non sono i protagonisti di un romanzo tossico di William S. Burroughs, bensì alcuni dei circa mille studenti studiati dall’ International Center for Media & the Public Agenda presso l’Università del Maryland.

“24 ore senza mezzi di comunicazione” . Questa la sfida lanciata dai ricercatori dell’ateneo statunitense ad un campione di circa mille studenti tra i 17 e i 23 anni, provenienti da diverse parti del mondo. Un’intera giornata senza computer, Internet, videogiochi, programmi televisivi, cellulari . Uno stato di totale isolamento mediatico.

Stress, isolamento, confusione, profonda noia . Questi gli stati psichici osservati nel 79 per cento degli studenti selezionati dall’Università del Maryland, che – anche se non in numero elevato – avrebbero addirittura mostrato pruriti degni davvero di un romanzo di William S. Burroughs.

Stando ai risultati dello studio , il 23 per cento degli studenti argentini ha candidamente ammesso di aver fallito l’esperimento su tutta la linea. I ragazzi che avrebbero mostrato un livello maggiore di dipendenza provengono da Stati Uniti e Cina . Mentre il 36 per cento degli studenti dell’Uganda avrebbe tratto positivi benefici dall’improvvisa disconnessione.

I ricercatori hanno così sottolineato come i vari device mobile siano ormai divenuti una vera e propria estensione dell’esistenza quotidiana dei ragazzi . L’essere connessi 7 giorni su 7 non rappresenterebbe soltanto un’abitudine, ma un cruciale ecosistema in cui gestire la propria vita.

Mauro Vecchio

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08 04 2011
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