IO: noi e la PA

Si fa un gran parlare di innovazione, rischiando talvolta di abusare del termine, ricorrendovi per descrivere progetti esclusivamente sulla base del loro potenziale. Un eccesso di entusiasmo che rischia di far crollare un’idea sotto il peso delle sue stesse ambizioni e delle aspettative generate. Nel caso dell’app IO ci sentiamo invece pienamente in diritto di ricorrere al suo impiego senza timori. Il perché lo abbiamo anticipato già nei precedenti articoli sull’iniziativa e torniamo a ribadirlo oggi in occasione dell’evento andato in scena a Milano che segna l’avvio della closed beta annunciata a fine gennaio da Luca Attias, nuovo Commissario per l’attuazione dell’Agenda Digitale.

IO: un’app per tutte le PA

IO nasce con l’intenzione dichiarata di semplificare le modalità di interazione tra il cittadino e la pubblica amministrazione, di districare una matassa che per il nostro paese è storicamente fin troppo attorcigliata, eliminando per quanto possibile dall’equazione le complicanze della burocrazia e sfruttando un unico canale: lo smartphone. Una sola applicazione per gestire operazioni come il pagamento delle imposte, la richiesta di un certificato, per fissare un appuntamento con gli sportelli pubblici e molto altro ancora. L’elenco è destinato ad ampliarsi man mano che le PA aderiranno al progetto.

Lo svolgimento di una qualsiasi pratica avviene dunque non più affidandosi a diversi siti, portali, piattaforme e app, bensì attraverso un’unica interfaccia. Un software sviluppato in modo non solo da facilitare l’accesso ai servizi da parte dell’utente-cittadino, ma anche per consentire agli enti e alle istituzioni di comunicare con lui, attivamente, ad esempio ricordandogli scadenze, mostrando promemoria oppure diramando bollettini: in merito a quest’ultima possibilità segnaliamo la sperimentazione già avviata con la Protezione Civile al fine di sfruttare IO in qualità di mezzo per la diffusione degli avvisi.

Lo sviluppo ha preso il via lo scorso anno, al termine di una fase di studio che ha visto il Team per la Trasformazione Digitale analizzare nel dettaglio le dinamiche relative all’utilizzo delle piattaforme messe a disposizione dalle PA da parte degli italiani. Sono così state individuate le criticità sulle quali intervenire in modo prioritario e gli elementi che presentano il maggior potenziale in termini di digitalizzazione.

Servizi e sicurezza

Sul palco dell’evento andato in scena questa mattina al Talent Garden di Milano, Matteo De Santi (Chief Product & Design Officer del Team) ha sottolineato come sia più corretto parlare di “prodotto” anziché di “progetto”, considerando la fase preliminare dello sviluppo archiviata. Ora si è pronti a mettere IO nelle mani dei cittadini che ne potranno beneficiare quotidianamente, nel concreto. Lato tecnico, il funzionamento è basato interamente su un’infrastruttura cloud, con la possibilità di conoscere in ogni momento dove sono immagazzinati i dati, opzione fino ad oggi impensabile tenendo conto della profonda frammentazione tra le varie piattaforme delle PA.

Dopo il test su un prototipo realizzato nell’estate 2018 e la demo condotta lo scorso novembre con un centinaio di stakeholder tra parlamentari ed esperti, sta per partire la sperimentazione dell’app IO in contesti reali. In linea con la natura open source del progetto, nelle prossime settimane migliaia di cittadini in tutta Italia saranno invitati a contribuire all’evoluzione di IO.

L'applicazione IO per il rapporto tra cittadino e pubblica amministrazione

Focus anche sulla sicurezza: più volte è stato ribadito come la gestione delle informazioni avvenga in piena conformità a quanto previsto dal GDPR, grazie alla collaborazione fornita dal Garante Privacy. Inoltre, ad ogni apertura dell’app o dopo 30 secondi di inattività è necessario eseguire nuovamente l’autenticazione, tramite riconoscimento biometrico (ad esempio la lettura dell’impronta) o mediante l’inserimento di un PIN. All’interno è presente una sezione chiamata Portafoglio in cui salvare i metodi di pagamento preferiti, a partire dalle carte di credito, così da evitare di doverli specificare ogni volta.

La roadmap prevede già dai prossimi giorni l’apertura della fase closed beta ai cittadini di Milano, poi arriveranno altre città ed entro la fine dell’anno il rollout dovrebbe raggiungere il territorio nazionale. Il debutto della versione definitiva di IO è invece previsto per il 2020. De Santi e i suoi colleghi hanno però più volte ribadito come non si arriverà mai a una vera e propria release finale dell’applicazione: quello intrapreso sarà un percorso di continua evoluzione, plasmato dallo scambio attivo tra chi si occupa dello sviluppo e gli utenti, chiamati a contribuire fornendo i feedback, i suggerimenti e le segnalazioni utili al miglioramento. È questo uno dei fattori che ci spingono a parlare di reale innovazione, di un radicale cambio di paradigma per le dinamiche che intercorrono tra il cittadino e le PA. Alcuni dei servizi finora integrati sono quelli forniti da ANPR (Anagrafe Nazionale Popolazione Residente), ACI e Agenzia delle Entrate.

 Vogliamo testarne l’effettiva funzionalità, mettendo a fattor comune le competenze e l’esperienza diretta degli utenti finali; questo ci permetterà di realizzare un prodotto migliore sin dalla prima release della app, in arrivo negli store nella seconda metà del 2019.

La closed beta parte da Milano

La location scelta per l’evento odierno non è casuale, così come non lo è la tempistica: in questi giorni nel capoluogo lombardo è in scena la Digital Week. La volontà di rafforzare la collaborazione tra l’amministrazione locale e il Team per la Trasformazione Digitale è stata ribadita da Roberta Cocco, Assessore a Trasformazione Digitale e Servizi Civici della città, intervenuta sul palco del Talent Garden.

Continua la stretta collaborazione tra Team Digitale e Comune di Milano, che adesso si concretizza in un nuovo progetto. Non è un caso che la sperimentazione sul territorio parta proprio da Milano, città in piena trasformazione digitale che può contare su cittadini e city user che apprezzano la tecnologia (in special modo in versione mobile) soprattutto quando permette loro di accedere facilmente ai servizi, evitando per esempio code agli sportelli o lunghi spostamenti in città. A loro è rivolto il mio invito a candidarsi per offrire contributi preziosi alla realizzazione di questo ambizioso progetto.

Roberta Cocco, Assessore a Trasformazione Digitale e Servizi Civici del Comune di Milano

I milanesi che desiderano diventare beta tester non devono far altro che collegarsi al sito io.italia.it/milano e compilare il modulo che viene mostrato, inserendo “1003” (senza virgolette) nel campo “Codice invito”. L’unico requisito richiesto è il possesso delle credenziali SPID di identità digitale.

I dispositivi supportati sono tutti quelli con sistema operativo Android e iOS. I partecipanti riceveranno istruzioni su come procedere al download e all’installazione di IO a partire dai primi giorni di aprile.

Fonte: Team per la Trasformazione Digitale

La tua email sarà utilizzata per comunicarti se qualcuno risponde al tuo commento e non sarà pubblicato. Dichiari di avere preso visione e di accettare quanto previsto dalla informativa privacy

  • Marcos scrive:
    Perchè il codice non è pubblico? Soldi pubblici = codice pubblico e tutti potrebbero contribuire.
    • PiegoAngela scrive:
      Ma infatti OpenSource un paio di zebedei. Sono andato sul sito per cercare il codice sorgente e non c'è. Non si sa chi l'ha sviluppato, inteso che non puoi contattarli. Inoltre, fare tutto da Android/iOS/Windows è come fare i propri bisogni a Circo Massimo. Impossibile il contrario; è scientificamente provato che utilizzando questi OS citati hai 0% privacy. In un modo o nell'altro. Buffoni.
  • Alfredo scrive:
    App inutile in quanto tutti i servizi sono già disponibili dal sito web dei singoli Comuni. Ennesima sperpero di denaro pubblico
    • Fabio scrive:
      Ma proprio no. E chi non ha il pc? E se il proprio comune non ha implementato questi servizi nel proprio sito? E poi, la possibilità di ricevere avvisi, di unificare il modo di fare una cosa indipendentemente dal proprio comune di residenza.
      • MarioD scrive:
        Chi non ha il PC può farlo dal telefono. Lo sai che esiste il browser anche sul telefono? Per legge il comune deve averli già implementati quei servizi online. Oltretutto ci hanno messo 2 anni per fare quella cagata di app?
        • PiegoAngela scrive:
          "[...]Dal telefono.". Mi ero immaginato il vecchio sip grigio con tastiera a disco. Tra l'altro, chi non ha il pc sono di numero inferiore a chi ha lo smartphone. Poi ci sono anche quelli che hanno il telefono, ma quelli sono "over 80"; non contano in questo caso.
Chiudi i commenti