Luca Attias: una mission da mediano

Luca Attias, Commissario per l'attuazione dell'Agenda Digitale, si autoproclama un Lele Oriali posizionandosi come uomo di fatica del dopo-Piacentini.

Il nuovo Commissario per l’attuazione dell’Agenda Digitale, Luca Attias, la mette intelligentemente sull’ironia, ma palesa anche idee estremamente chiare: del resto è lui il Commissario Straordinario per l’attuazione dell’Agenda Digitale. Ascolterà tutti, insomma, ma, nel paese in cui tutti sono commissari tecnici, non vuol farsi tirare per la giacchetta. Sa di dover scendere in campo per giocarsi il suo Mondiale, sa che sarà lui ad avere la palla tra i piedi e sa che toccherà a lui correre mentre tutto attorno è tifo. E dopo aver raccolto feedback per qualche settimana, fa sapere la propria idea scrivendo una lettera a sé stesso, guardandosi allo specchio, caricandosi prima del fischio d’inizio.

Quando nella Pubblica Amministrazione viene nominato il nuovo Ministro, il nuovo Direttore Generale dell’Agenzia per l’Italia Digitale o il nuovo Commissario Straordinario per l’attuazione dell’Agenda Digitale (in questo caso è la prima volta), molti tra giornalisti e addetti ai lavori si sentono in dovere di dare dei suggerimenti sulle priorità da seguire e sul modo in cui raggiungere gli obiettivi. Il digitale della PA in questo senso è il macrocosmo più vicino alla Nazionale di calcio: il digitale riguarda tutti, è nella nostra vita quotidiana, e ciò rende tutti un po’ esperti. E per alcuni è la panacea alla risoluzione di gran parte dei problemi del Paese; come quando abbiamo vinto i Mondiali e ogni problema, per un breve periodo, è passato in secondo piano.

Tenetevi le vostre idee, tanto il Commissario è Attias e Attias ha le sue. Ma non le vuole imporre, anzi: spiega con ironia come il CR7 del digitale abbia appena lasciato il suo posto e ora lì a metà campo ci sarà da correre non poco per compensare. Non ha lo spunto della punta né del 10, che peccato, ma toccherà a lui, in prima persona, cucire i buchi laddove emergeranno.

Non sei stato chiamato per rivoluzionare un’organizzazione che non funzionava, ma per cercare di dare continuità al gioiello tecnologico della PA italiana: rispetta, quindi, le competenze che troverai all’interno del Team e vedrai che tutto risulterà più semplice.

E aggiunge (parole da appuntare, perché rappresentano la didascalia con cui comprendere le immagini del suo mandato):

Resta te stesso nel bene e nel male. La tua sincerità, talvolta cruda, è stata ciò che una parte dei dipendenti pubblici ha più apprezzato del tuo modo di operare in questi anni. Non fare proclami se non sei convinto; se ritieni un obiettivo impossibile, dillo e non usare mai la locuzione “faremo questo o faremo quello”, non è nella tua natura, dì piuttosto “proveremo a fare questo o ci impegneremo al massimo per cercare di fare quello”.

Niente proclami, dunque, solo compiti precisi. Ma erano proprio i giornalisti e gli esperti del settore a volere manifesti programmatici, così da avere una indicazione di massima sugli obiettivi da immaginare, così da archiviare un metro su cui misurare l’andamento dei lavori, così da stilare benchmark chiari prima di proporre moduli, tattica e sostituzioni. Altro che nato senza i piedi buoni: Attias alla prima amichevole è già un mediano con un buon dribbling. O quantomeno capace di smarcarsi, perché è negli spazi della digitalizzazione che vuol muoversi e non tra le tirate di giacchetta di chi vorrebbe dettargli agenda e priorità. Libero da marcature, sapendo di avere le capacità per lavorare sui polmoni:

Continua nell’opera di diffusione della cultura digitale in tutti i modi possibili e immaginabili, non escludendo nessuno. […] Non smettere mai di guardare l’ambito che ti chiedono di automatizzare, se questo è bacato anche il software sarà bacato. Il digitale non è la panacea alla risoluzione di tutti i problemi. Evidenzia sempre ciò che chiaramente non funziona.

Nessuno si aspetta CR7, ma tutti abbiamo bisogno di uno che sia lì, lì nel mezzo, finché ne ha. Per questo, anche in assenza di proclami, non accettiamo ripensamenti: il mediano è uno che la gamba la mette, sempre. Quindi “se a un certo punto arrivassi in qualche modo alla consapevolezza di non essere all’altezza del nuovo ruolo o di non avere gli strumenti per esercitarlo”, l’intera squadra vorrà comunque vedere il tackle affondato, fino al cartellino giallo, ma senza passare la mano e senza rinunciare alle prerogative che questo incarico ha attribuito.

Luca Attias si fa una pacca sulla spalla da solo per sentirsi meno solo, ma non è dalla critica che deve aspettarsi un assist in questa avventura: il paese ora ha bisogno di qualcuno che sappia fare posto solo perché ha dato troppo. Il team è già di ottima qualità e la nuova campagna acquisti è cominciata. Attias promette l’umiltà di un Lele Oriali dimostrando di conoscere bene il gergo che l’Italia meglio capisce. Speriamo non sia uno che si brucia presto, però. Perché abbiamo bisogno di qualcuno che sia lì
sempre lì
lì nel mezzo.

Finchè ce n’hai stai lì.

Fonte: Medium

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