Italia, liste nere contro le liste nere

Mentre in Commissione Giustizia si discute di un disegno di legge che potrebbe mettere a rischio per la libertà online nel nome della lotta all'odio razziale, l'Italia mette di nuovo a tacere Stormfront
Mentre in Commissione Giustizia si discute di un disegno di legge che potrebbe mettere a rischio per la libertà online nel nome della lotta all'odio razziale, l'Italia mette di nuovo a tacere Stormfront

Sulla scia delle misure disposte nei confronti dei portali holywar.org e holywar.tv e del forum nazista Stormfront, è stato identificato un altro sito Internet legato a quest’ultimo, i cui utenti sono accusati di odio razziale e religioso: già 35 le perquisizioni eseguite dalla polizia di Roma nei confronti di altrettante persone sparse in 22 diverse province italiane .

Come nei casi di Holywar e nelle precedenti operazioni con al centro il forum internazionale Stormfront, l’accusa è legata in particolare alla pubblicazione di una “lista nera” contenenti nominativi di personalità di fede ebraica. Nel mirino del nuovo sito anche lo scrittore Roberto Saviano, il sindaco di Lampedusa Giuse Nicoli e Carla Di Veroli, già assessore alle politiche culturali, giovanili e pari opportunità di un municipio di Roma.

Il GUP di Roma Carmine Castaldo aveva già condannato i quattro amministratori della sezione italiana del forum neonazista Stormfront ad un totale di oltre 10 anni di arresti domiciliari per associazione a delinquere di stampo neonazista, per le attività di promozione e direzione di un gruppo votato alla discriminazione razziale e alla violenza etnico-religiosa.

Tra le accuse nei confronti del nuovo sito, inoltre, la diffusione di un filmato intitolato “il nemico occulto”, realizzato dagli utenti della sezione italiana di Stormfront con lo scopo di accusare gli ebrei della crisi economica mondiale. Nel corso delle indagini sono stati individuati , diversi post con forti incitamenti alla violenza, pubblicati da autori nascosti dietro pseudonimo.

Come negli altri casi è stato disposto il sequestro preventivo tramite inibizione all’accesso dall’Italia ai suoi indirizzi web e ai relativi IP statici “nonché ogni altro indirizzo IP eventualmente associato anche in futuro”.

Per affrontare il problema , peraltro, il Parlamento italiano rischia di creare pericolosi ricadute sulla Rete: è stato infatti assegnato alla Commissione di Giustizia un disegno di legge , presentato lo scorso 3 luglio da un gruppo di parlamentari di Scelta Civica, Pd, Pdl e Sel, che con l’ obiettivo di rafforzare il sistema di repressione delle discriminazioni razziali online propone sanzioni fino a 150 mila euro, disponibili non da un giudice ma dal Ministero dello Sviluppo Economico, ai danni dei fornitori di servizi internet (ISP) che non segnalino tempestivamente alla Polizia Postale i reati connessi a discriminazione razziale, etnica o religiosa che gli vengono notificati.

Una legge che appare pericolosa per diverse ragioni: innanzitutto perché si tratta di reati (gravi) di opinione, quindi per definizione di difficile identificazione e dimostrazione , poi perché prevede una sanzione attivabile dal potere esecutivo e non da quello giudiziario, infine perché prevede altresì che la Polizia Postale (apparentemente anche senza l’ordine dell’autorità giudiziaria) possa segnalare agli ISP un elenco di siti da bloccare . Una vera e propria black list di siti stilata senza che un giudice possa valutare preventivamente la bontà della decisione.

Claudio Tamburrino

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