Italia.it e InternetCulturale.it

Ne parla un comunicato di Scarichiamoli, in prima linea ormai da un paio d'anni per far luce su certe iniziative digitali governative. Siti per la diffusione della cultura possono diventare dei costosi negozi web?

Roma – Riceviamo e volentieri pubblichiamo di seguito il comunicato stampa diffuso ieri da Schiarichiamoli a proposito degli investimenti pubblici nell’era digitale

Siamo stati i primi a chiedere spiegazioni sui costi dei portali italia.it (poi diventato noto come “Scandalo Italiano”) ed internetculturale.it
Era infatti il 18 gennaio del 2006 quando una nostra lettera spinse Fiorello Cortiana a depositare questa interrogazione parlamentare a risposta scritta:

Premesso che:
– Il Governo Italiano ha deciso di costruire due siti web (internetculturale.it ed italia.it) e di finanziare tali progetti con l’enorme cifra di risorse dello Stato centrale di oltre 82 milioni di euro, cifra resa ancora più inverosimile data la natura digitale dell’intervento, modalità di comunicazione che ha la prerogativa di ridurre drasticamente i costi di produzione.

– Il progetto Internetculturale.it, come si evince da un comunicato stampa del Ministero Innovazione Tecnologica del 22 marzo 2005, è costituito grazie a 7,1 milioni stanziati dal Comitato dei Ministri per la Società dell’Informazione e 30,2 milioni stanziati dal Ministro per i Beni e le attività Culturali.

– Il progetto Italia.it, il Portale Nazionale del Turismo, è coperto da un finanziamento complessivo di 45 milioni di euro, di cui 20 milioni destinati allo sviluppo, alla gestione e alla creazione dei contenuti nei prossimi anni, e 25 milioni di co-finanziamento delle Regioni per accrescere il loro impegno su questo fronte.

– In particolare, dei 20 milioni di euro la parte preponderante, com’è caratteristica di queste iniziative, non è data da quella tecnologica, ma dall’aspetto redazionale, dalla traduzione linguistica in otto idiomi, dall’aggiornamento continuo dei contenuti e dalla compagna di promozione in tutto il mondo nei prossimi anni, come riportato nel comunicato stampa del Ministero Innovazione Tecnologica del 28 settembre 2005.

– Il portale Internet Culturale contiene un metamotore di ricerca di opere di pubblico dominio (e immaginiamo che quel software sia costato molto), ma la rete pullula di motori e metamotori di ricerca: se, ad esempio, si desidera leggere opere letterarie in pubblico dominio, esistono già strutture pubbliche, private e volontarie, come il sito di Liber Liber. Pertanto risulta inutile utilizzare Internet Culturale per poi essere indirizzati sul sito di Liber Liber. La stessa considerazione può farsi per la musica: se si desidera ascoltare un brano di musica classica, basterà recarsi sul sito COCOA (Compilation Compiler Advisor); ha poco senso andare su Internet Culturale per poi essere indirizzati sul sito COCOA. A proposito di COCOA, il progetto di ITC-irst e del Dipartimento di Informatica e Telecomunicazioni dell’Università degli Studi di Trento è, invece, realmente innovativo (un progetto forse unico al mondo): un archivio di 11.000 brani di musica classica (si tratta di mp3, non di MIDI files) liberamente scaricabili dalla rete (in quanto sia i diritti patrimoniali d’autore sia i diritti connessi sono scaduti). Purtroppo, i ricercatori non dispongono di fondi sufficienti per garantire un servizio efficiente: la banda è poca, il downloading è lento e addirittura subordinato alla compilazione di un questionario (un espediente per cercare di far fronte alla carenza di banda). Per realizzare questo straordinario progetto non sono serviti milioni euro, né servirebbero milioni di euro per renderlo più efficiente (probabilmente basterebbe un migliaio di euro).

per sapere:
Con quale criterio il Governo italiano abbia speso una cifra così imponente per la ricerca e selezione delle opere, quando con cifre molto meno consistenti si sarebbe potuto sostenere quella eccellenza che già da anni opera per la valorizzazione del nostro patrimonio e per la digitalizzazione dei contenuti, e in considerazione del banale fatto che i faraonici progetti governativi non fanno altro che rendere più accessibili contenuti che provengono spesso da fonti volontarie e meritorie e che forse andrebbero sostenute.

Da allora è passata un po’ di acqua sotto i ponti e la situazione si è considerevolmente aggravata:
– l’interrogazione parlamentare non ha ricevuto alcuna risposta;
– a seguito del clamoroso rapporto di una commissione d’indagine , il Ministro Rutelli ha chiesto la chiusura di italia.it, che è puntualmente avvenuta;
– internetculturale.it ha cessato di essere un metamotore di ricerca di opere di pubblico dominio per diventare a tutti gli effetti un sito di e-commerce .

Quest’ultimo aspetto merita alcune considerazioni.
Se Internet Culturale ha come obiettivo creazione e diffusione in rete di nuova conoscenza (così si legge in home page), la possibilità di diffondere i contenuti digitali presenti sul portale dovrebbe essere una priorità. Invece, le possibilità offerte all’utente sono le seguenti:
a) visualizzare, sul sito, le immagini a bassa risoluzione (non essendo le fotografie rilasciate con licenza open content, non è possibile la loro diffusione né in rete né fuori dalla rete);
b) acquistare le immagini ad alta definizione per uso personale o per motivi di studio, rispettando condizioni assolutamente restrittive: “L’uso connesso a tale tipologia di fruizione prevede un utilizzo della riproduzione strettamente personale con divieto di divulgazione, diffusione e spaccio al pubblico della riproduzione ottenuta. Con l’accettazione della presente licenza d’uso, l’utente si impegna a non diffondere e divulgare, a qualunque titolo, la riproduzione richiesta. Ogni utilizzo diverso da quello consentito con la presente licenza d’uso è perseguibile a termini di legge”;
c) acquistare le immagini ad alta definizione per uso scientifico o didattico: “L’uso connesso a tale tipologia di fruizione prevede un utilizzo della riproduzione finalizzato alla divulgazione esclusivamente per scopi didattici o di insegnamento e senza scopo di lucro. Con l’accettazione della presente licenza d’uso, l’utente si impegna ad utilizzare la riproduzione richiesta, per una sola volta e per finalità divulgative a scopo esclusivamente didattico o di insegnamento. Ogni utilizzo diverso da quello consentito con la presente licenza d’uso è perseguibile a termini di legge.” (non solo l’insegnante deve pagare per svolgere il proprio lavoro ma deve altresì utilizzare la riproduzione una sola volta);
d) acquistare le immagini ad alta definizione per uso commerciale: “L’uso connesso a tale tipologia di fruizione prevede un utilizzo della riproduzione finalizzato alla divulgazione con scopo di lucro. Con l’accettazione della presente licenza d’uso, l’utente si impegna ad utilizzare la riproduzione richiesta, per una sola volta, e per finalità commerciale limitate alla pubblicazione su cataloghi e altro materiale informativo. Ogni utilizzo diverso da quello consentito con la presente licenza d’uso è perseguibile a termini di legge.”(la diffusione dei contenuti diventa finalmente possibile ma soltanto in un’ottica commerciale e pagando grosse cifre: ad esempio, per utilizzare a scopi commerciali la copertina del libretto de La Traviata di Giuseppe Verdi occorre versare 200 euro).

Se, a fronte dei tanti milioni di euro pagati dagli italiani per allestire il portale, al Ministero per i Beni e le Attività Culturali questo sembra il modo con cui creare e diffondere in rete nuova conoscenza, allora la libera diffusione del sapere ed ogni altro principio ispirato alla condivisione subiscono, per mano delle istituzioni, un colpo mortale, perché è lo stesso concetto di cultura libera che viene ridefinito in chiave anticostituzionale: libero non è ciò che appartiene alla storia dell’arte e dell’umanità, libero non è ciò che possa contribuire all’educazione ed alla scienza, ma è ciò che sei disposto ad acquistare, a caro prezzo, su un portale che tu stesso, a caro prezzo, hai contribuito a pagare.
Pertanto, non abbiamo richieste da fare, perché, evidentemente, l’interlocutore istituzionale non capirebbe le nostre istanze, così come noi, fino ad oggi, non abbiamo ben compreso le sue.

Lo Staff di Scarichiamoli!

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  • TeddyBeer scrive:
    ...e il blu?
    A dire il vero, a costo di esser tacciato come vero nerd, io ricordo che le spade erano anche blu! (prima trilogia compresa!).(geek)vabeh, mi accontenterò di quella verde. :p
  • Wargames scrive:
    ci puó stare
    Per 23 dollari ci possiamo stare... a occhio e a croce 16 euro per un gadget simpatico é proprio poco.
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