Java, accordo Apple-Oracle

Cupertino si unisce a IBM nel progetto OpenJDK. Google, intanto, ha ben chiaro come difendersi dalle accuse di Oracle. È tutta questione di brevetti

Roma – Apple e Oracle hanno raggiunto un accordo per la collaborazione nel progetto OpenJDK per Mac OS X. OpenJDK è l’implementazione libera della virtual machine Java sotto licenza open source voluta da Sun nel 2006, e da oggi metterà la tecnologia Java di Apple a disposizione degli sviluppatori open source interessati a lavorare su Mac OS X .

Da parte sua, Apple fornirà la maggior parte delle componenti chiave dei tool e della tecnologia richiesta per l’implementazione Java SE 7 su Mac OS X, da una Java Virtual Machine a 32 e 64 bit basata su HotSpot alle basi per un nuovo client grafico, passando per librerie di classi e uno stack di rete.

“Vogliamo rassicurare la comunità di sviluppatori Java sul fatto che l’ambiente Java d’avanguardia sarà disponibile su Mac OS X anche in futuro” ha rassicurato Oracle. Mentre Bertrand Serlet, vicepresidente addetto allo sviluppo software Apple, ha rievocato la recente scelta di Cupertino di riorganizzare il metodo con cui Java runtime viene installato su Mac OS X e le ipotesi di affidarsi completamente e semplicemente agli aggiornamenti prodotti da Oracle e Sun : affermando che “il modo migliore per i nostri utenti di avere sempre la versione più aggiornata e sicura di Java sarà averla direttamente da Oracle”.

Il mese scorso era entrata nella comunità Open JDK anche IBM, delineando di fatto un’alleanza Java che per il momento esclude il grande avversario Google, che proprio per questioni di virtual machine è stata trascinata in tribunale da Oracle.

Mountain View, proprio mentre le linee nemiche si infoltiscono, sta puntellando le sue difese : pur avendo definito la causa sempre “senza basi”, la particolare licenza sotto cui Sun aveva rilasciato in open source il codice Java (Community Source), nonché l’utilizzo di linee di codice prese da un altro progetto open source “Harmony” di Apache, complica la sua situazione .

Così Google ora declina ogni responsabilità, dichiarando che, eventualmente, sarebbe colpa delle parti terze se qualche linea di codice da loro implementata risultasse effettivamente copiata in violazione della licenza Community Source con cui il codice Java è stato originariamente divulgato da Sun.

“Ogni utilizzo nella piattaforma Android di elementi protetti di lavori soggetti a particolari forme di diritto d’autore sono state effettuate da parti terze senza la conoscenza di Google, per cui quest’ultima non si deve ritenere responsabile”, specifica poi un comunicato che sembra far riferimento più agli sviluppatori delle app che direttamente alla questione della Dalvik Machine.

Dopo la difesa, poi, Mountain View ha delineato il contrattacco : le rivendicazioni Oracle dovrebbero essere negate, sia perché invalide perché facenti riferimento ad idee astratte, sia in base alla dottrina brevettuale dell’abuso, perché avrebbe “richiesto licenze per tecnologie non coperte dalla sua presunta proprietà intellettuale”.

Claudio Tamburrino

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