Java e Android, la Corte Federale dà ragione a Oracle

Ribaltata la decisione precedente. Le API sono oggetto di proprietà intellettuale in quanto originali. Google avrebbe dovuto negoziare una licenza o fare altrimenti. Gli osservatori perplessi sui rischi per l'interoperabilità
Ribaltata la decisione precedente. Le API sono oggetto di proprietà intellettuale in quanto originali. Google avrebbe dovuto negoziare una licenza o fare altrimenti. Gli osservatori perplessi sui rischi per l'interoperabilità

Una Corte Federale USA ha ribaltato la decisione di primo grado stabilendo che le API Java sono tutelate dal copyright e che Google, se non dovesse dimostrare di rientrare nelle condizioni di utilizzo del fair use , le avrebbe violate. Lo scontro tra Oracle e Google si svolge intorno alle API di Java, secondo l’accusa scopiazzate da Mountain View nel test compatibility kit (TCK) Dalvik.

Secondo Oracle, che le ha acquistate (a caro prezzo) insieme a Sun System, l’utilizzo delle API, nonché alcune intere linee di codice riprese di sana pianta da Big G, sarebbero tutelate dal copyright ed in quanto tali l’impiego da parte di Google senza citazioni e limiti costituirebbe una violazione che vale almeno 1 miliardo di dollari di danni ed eventualmente il blocco di Android. Mountain View, da parte sua, ha cercato di sostenere davanti al tribunale che il suo utilizzo rientra pienamente nella disciplina del fair use (l’uso legittimo di un’opera consentito senza autorizzazione) e che dal momento che si tratta dell’idea in sé (l’impiego di Java) Oracle non può neanche ricorrere al diritto d’autore che in quanto tale tutela solo l’espressione di un’idea.

La Corte Federale di San Francisco con la decisione del maggio 2012 aveva condiviso pienamente la linea difensiva di Google, stabilendo l’esenzione delle librerie Java dal copyright ed assolvendo Mountain View, venutasi a scontrare con i diritti d’autore di Oracle solo in via trascurabile e in condizioni assolutamente coperte dal fair use . L’ultima fase del procedimento, l’appello chiesto da Oracle alla Corte Federale per rivedere la decisione del tribunale e presieduto dal giudice William Alsup, si è aperta lo scorso dicembre ed ha portato ora ad una decisione che ribalta quando stabilito in primo grado .

Nel dettaglio la Corte federale ha stabilito che i pacchetti di API di Java sono effettivamente tutelati dal copyright: rispettano il requisito di originalità stabilito dalla Section 102(a) e soprattutto rappresentano solo uno dei modi (un’espressione dell’idea) con cui adottare Java (intesa come idea). Insomma, Google avrebbe potuto seguire altre strade per arrivare al medesimo scopo , ma secondo la Corte d’appello non l’ha fatto.

In realtà, per ciò che riguarda le violazioni di Mountain View, la questione è stata rinviata al tribunale di primo grado che dovrà stabilire se ci sono o meno le condizioni di applicazione dei principi del fair use . Prima di questa decisione che coinvolge direttamente Mountain View, tuttavia, le conclusioni della Corte Federale preoccupano gli osservatori per le conseguenze che potrebbe avere sulla diffusioni delle API.

Secondo EFF , in particolare, “la libertà di estensione e la possibilità di reinventare le modalità di applicazione di API esistenti sembrano rappresentare al momento fattori chiave sia per lo sviluppo del settore hardware che di quello software”. Nel momento in cui i programmatori possono liberamente mettere mano alle API senza dover raggiungere prima un accordo di licenza con gli autori originali, o senza rischiare una denuncia, aumentano le possibilità di creare software compatibili, a tutto vantaggio dei consumatori che hanno a disposizione una maggiore offerta, degli sviluppatori che hanno più strumenti per portare a compimento i propri progetti, nonché degli autori originari che possono sfruttare evoluzioni dei loro applicativi a cui magari non avevano neanche pensato.

Claudio Tamburrino

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